UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

domenica 10 dicembre 2017

COMACCHIO
di Angelo Gaccione


Non si dovrebbe mai caricare un luogo di troppe aspettative e forse ha ragione Proust, come scrive in Dalla parte di Swann, perché si rimane delusi “come coloro che partono in viaggio per vedere con i loro occhi una città desiderata e credono possibile provare nella realtà il fascino dell’immaginazione”. Forse non è possibile e la realtà finisce per deludere l’immaginazione. Gli è che a furia di dilazionare questo incontro, Comacchio aveva finito per sovraesporsi nella mia attesa e nella mia mente. Piccola Venezia, così la magnificavano le lodi che leggevo qua e là, ed invece, arrivandoci, mi sono reso conto di quanto possa mostrarsi deludente. Intendiamoci: non che Comacchio manchi di fascino e di bellezza. Forse è altrettanto vero che la visita di un luogo è condizionato anche dal nostro stato d’animo soggettivo, dall’umore del momento, e di sicuro ero molto indispettito dalla guida disinvolta e criminale dell’autista del pullman su strade trafficate e per nulla ben tenute, ma la mia immaginazione era enormemente suggestionata dalla Laguna, dalla Salina, dai fenicotteri e dalle altre specie acquatiche che affollano un’oasi naturalistica spettacolare, dalle brume che in autunno si addensano nelle Valli, e dunque essa, la mia immaginazione, era assetata di bellezza e di perfezione, perciò aveva creduto che questa piccola enclave distesa lungo il delta del Po e affacciata sull’Adriatico, avesse conservato perfetto ogni manufatto, ogni pietra, ogni muro. 


Che non vi fosse nulla di dissonante, di stridente, di contraddittorio con la sua storia e la sua vocazione. Che ogni angolo dovesse essere autentico, ogni scorcio curato e che i canali riflettessero nelle loro acque finestre infiorate e gentili, piante ben tenute, e che di “nuovo”, di “moderno”, non ci fossero, dopo la renovatio urbis, che i palazzi neoclassici e le chiese. Me l’aspettavo come il tipico villaggio di pescatori con le casette basse le une addossate alle altre, colorate e disposte lungo i canali, e che quasi nulla si elevasse oltre una certa misura, nulla di invasivo. Ed infatti se si supera il Trepponti e li si attraversa tutti: Ponte di San Pietro, Ponte dei Sisti, Ponte dei Geromiti, Ponte degli Sbirri, Ponte Borgo, Ponte Pasqualone, Ponte del Teatro, Ponte del Carmine, Ponte Pizzetti, volgendo gli occhi altrove per evitare le brutture del moderno che stride e guasta, gli edifici religiosi che si incontrano, pur costruiti fra il Sette e l’Ottocento, le dimore signorili o borghesi, hanno avuto cura di tenersi ad un livello di altezza accettabile. A base quadrata e su due livelli Palazzo Tura, su due piani il Palazzo Patrignani, contenuto in altezza il Palazzo Bellini che si allunga tra via Agatopisto e via Botteghe. Di volumetria più alta è forse solo il Palazzo Vescovile. La settecentesca cattedrale di San Cassiano in piazza XX Settembre è invece decisamente straripante; a fianco la Torre Campanaria, stranamente non addossata al Duomo, si presenta tozza e senza slancio: pare che un crollo verificatosi alla fine dei lavori, ne abbia ridotto saggiamente l’altezza.


Di interessante ai miei occhi la Loggia del Grano (seicentesca); la Torre Civica invece è stata rifatta nell’Ottocento per ricostruire quella trecentesca crollata nel 1816. Ma fondamentalmente gli angoli e l’atmosfera di alcuni scorci, la parte popolare con i caratteristici ingressi porticati che sbucano sorprendentemente al lato opposto e dove si scoprono altre abitazioni, volte, bassi, cortili e spesso piccoli giardini con fiori e piante e dove gli abitanti possono sedersi, mangiare non visti dall’esterno, nel silenzio più completo e in piena intimità. Questa è la parte più affascinante, assieme ad alcune casette ben tenute che seguono l’ondulato andamento dei canali, e a piccoli gioielli come l’antica Pescheria nella piazzetta omonima. Entrare in questi stretti tunnel abitativi e trovarsi in improvvisi spazi che non ti aspetti, è una vera sorpresa. Sono abitazioni piuttosto basse e raramente superano il livello di un piano. Ho percorso le vie Mercanti e Rinascita ed il corso Mazzini per vederle quasi tutte. Sono arrivato fino alla punta estrema dove la chiesa di Santa Maria in Aula Regia chiude il piazzale Padre Cassiano.


Non è una chiesa particolarmente bella; non so perché non l’abbiano chiamata Madonna del Popolo, visto che a questa devozione è consacrata. Bello invece, ma tenuto molto male, è il suo seicentesco colonnato coperto, formato, se ho contato bene, da 142 arcate. Ha una fuga prospettica magnifica questo colonnato e le arcate vi conducono fino alla chiesa protetti dall’acqua se piove, e dalla luce intensa del sole che picchiava feroce quando vi sono approdato io. Il gioco di luce ed ombra che il porticato rimanda, è molto suggestivo, come posso vedere dalle varie foto che abbiamo scattate.
Alla Manifattura dei Marinati sono approdato per ultimo. È a ridosso del porticato e vi si accede da una sua apertura. È la classica struttura industriale dotata di 12 ciminiere a mattoni, dove avveniva la salagione e la marinatura dei pesci della Laguna e in particolare delle anguille per cui Comacchio è famosa. Visitarla è un’esperienza unica; vi suggerisco anche di salire al piano di sopra  dove proiettano dei filmati d’epoca in bianco e nero sulla pesca, la marinatura, la conservazione di questo versatile prodotto perché vi mostra tutta la fatica, la solidarietà, il sostegno reciproco, la collaborazione che questa pratica richiede, e di quanta ferocia e poesia, ad un tempo, vi è racchiusa.   

ALBUM
1

2

3

4

5

6

7

8


9

10

11

12

13

14

15

16

17

NOAM CHOMSKY IL GRANDE LINGUISTA ANARCHICO
COMPIE 89 ANNI
di Concetto Valente

Noam Chomsky

Avram Noam Chomsky è un linguista, filosofo e teorico della comunicazione statunitense del 1928. Professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology è riconosciuto come il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale, spesso indicata come il più rilevante contributo alla linguistica teorica del XX secolo

Ecco le 10 regole della teoria della comunicazione di Chomsky:

1- La strategia della distrazione. L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élite politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).
2-Creare problemi e poi offrire le soluzioni. Questo metodo è anche chiamato “problema-reazione-soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” prevista per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che si dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, o organizzare attentati sanguinosi, con lo scopo che sia il pubblico a richiedere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito della libertà. O anche: creare una crisi economica per far accettare come un male necessario la retrocessione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3-La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. È in questo modo che condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte durante i decenni degli anni ‘80 e ‘90: stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero state applicate in una sola volta.
4-La strategia del differire. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, nel momento, per un’applicazione futura. È più facile accettare un sacrificio futuro che un sacrificio immediato. Prima, perché lo sforzo non è quello impiegato immediatamente. Secondo, perché il pubblico, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. Questo dà più tempo al pubblico per abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo rassegnato quando arriva il momento.
5-Rivolgersi al pubblico come ai bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al gran pubblico, usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, molte volte vicino alla debolezza, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente mentale. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, più si tende a usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge a una persona come se avesse 12 anni o meno, allora, in base alla suggestionabilità, lei tenderà, con certa probabilità, a una risposta o reazione anche sprovvista di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno” (vedere “Armi silenziose per guerre tranquille”).


6-Usare l’aspetto emotivo molto più della riflessione. Sfruttate l’emozione è una tecnica classica per provocare un corto circuito su un’analisi razionale e, infine, il senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del registro emotivo permette aprire la porta d’accesso all’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o indurre comportamenti.
7-Mantenere il pubblico nell’ignoranza e nella mediocrità. Far sì che il pubblico sia incapace di comprendere le tecnologie e i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza dell’ignoranza che pianifica tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare dalle classi inferiori”.
8-Stimolare il pubblico ad essere compiacente con la mediocrità. Spingere il pubblico a ritenere che è di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…
9-Rafforzare l’auto-colpevolezza. Far credere all’individuo che è soltanto lui il colpevole della sua disgrazia, per causa della sua insufficiente intelligenza, delle sue capacità o dei suoi sforzi. Così, invece di ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e s’incolpa, cosa che crea a sua volta uno stato depressivo, uno dei cui effetti è l’inibizione della sua azione. E senza azione non c’è rivoluzione!



10-Conoscere gli individui meglio di quanto loro stessi si conoscono. Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno generato un divario crescente tra le conoscenze del pubblico e quelle possedute e utilizzate dalle élite dominanti. Grazie alla biologia, la neurobiologia, e la psicologia applicata, il “sistema” ha goduto di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia nella sua forma fisica sia psichica. Il sistema è riuscito a conoscere meglio l’individuo comune di quanto egli stesso si conosca. Questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un controllo maggiore e un gran potere sugli individui, maggiore di quello che lo stesso individuo esercita su se stesso.
 MILITARISMO RAUS!  
di Concetto Valente


PRESIDIO (CON 10 MINUTI DI BLOCCO DELLA STRADA)
DEL 9 DICEMBRE 2017 – BASE US ARMY DI CAMP DARBY - ITALY
VIA VECCHIA LIVORNESE CHILOMETRO 806 –
TAPPA DELLA CAROVANA DELLE DONNE PER IL DISARMO NUCLEARE
DEDICATA A ROSA GENONI (Wilpf Italia) e ALBERTO L’ABATE (Movimento nonviolento)
 che si inserisce nella Campagna di mobilitazione mondiale di “ICAN .
International  Campaign to Abolish Nuclear weapons” Premio  Nobel per la Pace 2017.


Dopo un 8 dicembre 2017 burrascoso con vento che impediva di tenere aperti gli ombrelli, se li portava via,  e come canta Giovanotti “Pioggia, Madonna quanta pioggia, da sentire come veniva giù”,  il 9 dicembre 2017 parto con il treno delle 7 e 8 minuti da Lucca arrivando alle 7 e mezza alla Stazione di  Pisa. Qui, in pochi minuti, fatto Viale Gramsci, dopo la rotonda a sinistra trovo la Piazzetta dei Bus con il comodo Bus delle 8 e un quarto per San Pietro che ferma lungo la Via Vecchia Livornese vicino alla BASE US ARMY di CAMP DARBY al chilometro 806. Non è male il tempo atmosferico di quel  9 dicembre 2017. E’ nuvoloso, senza pioggia,  solo di prima mattina, ma poi  alle 10 e mezza ecco favorevole il cielo ci invia lucenti raggi di sole che proiettando ciascuna lunghissima ombra nera moltiplica per due ogni umano/a preoccupato/a singolo/a o aggregato nonviolento , giovane o anziano/a, uomo o donna, avvolto/a nella bandiera arcobaleno della pace o nel rosso panno di Sinistra italiana o dei molti terzomondisti con sventolante bandiera della Palestina o di Cuba o la storica bandiera del Partito comunista Italiano o la più nuova di Rifondazione Comunista o della Rete dei comunisti con lo striscione “LIBERTA’ PER LA PALESTINA” o la bandiera nera con la A dell’unico anarchico, o la bandiera per “una città in comune: #Pisa” di una partecipante vestita di blu, o emigrati d’Africa che alzanti “EUROSTOP – VOSTRE LE GUERRE – NOSTRI I MORTI” anche loro non affogati, ma vivi, tra le bandiere di “USB – UNITA’ SINDACALE DI BASE”. Il Presidio è una delle tante tappe dal 20 novembre al 10 dicembre con cui la “Carovana delle Donne per il disarmo nucleare” di WILPF Italia, si è delocalizzata di fronte a porti e aeroporti  militari di BASI MILITARI DELLA NATO O DI US ARMY da GHEDI ad AVIANO dove sostano pronte al lancio 70 bombe nucleari,  e il 9 dicembre 2017 è stata la volta  di questo  Presidio anti Santa Barbara di una immensità sempre rinnovata di bombe di cui non è certo siano solo convenzionali e non anche atomiche per alimentare Guerre in Europa, Medio Oriente e Africa (con 10 minuti di concordato blocco stradale della via Vecchia Livornese al chilometro 806 svolto, in sicurezza, con l’aiuto di Polizia e di Carabinieri) alla BASE US ARMY di  CAMP DARBY che sta per iniziare gli ampliamenti tagliando 1000 alberi della pineta per far posto a una ancora più  immensa quantità di carri armati e munizioni pronti per alimentare le guerre in Europa, Medio Oriente e Africa. Il presidio nonviolento e dialogante sprona  l’Italia affinché ci ripensi e  imponga al Governo di Paolo Gentiloni (giornalista pacifista negli anni 80 a Comiso contro le armi atomiche, per la rivista, anche ecologista,” Pace e guerra”, diretto allora anche da Luciana Castellina), pungolato ogni giorno, entro questi tre mesi di fine Legislatura, si svegli dalla letargia omissiva per cui a maggio 2017, fu spergiuro (spronando  anche lo spergiuro di ogni parlamentare che in maggioranza votò per non aderire alla campagna in sede Onu di proibizione delle bombe atomiche)  rispetto al giuramento di fedeltà costituzionale  anche al ripudio, cioè della presa a pedate, d’ogni guerra atomica, sempre aggressiva. Dunque si svegli dalla letargia , che lo colpì quest’estate 2017 e torni a essere reattivo come lo fu negli anni ‘80, scrivendone anche un libro, contro ogni guerra atomica e dunque aggressiva, e finalmente  firmi , entro questi ultimi  tre mesi di Legislatura, l’adesione dell’ITALIA al Trattato Onu che dal 7 luglio 2017 proibisce le bombe nucleari”.

E’ lo scopo quotidiano affinché ogni italiano e immigrato contatti Paolo Gentiloni e Governo tutto, nonché i Parlamentari catalizzati dalle 2 campagne complementari: ITALIA: RIPENSACI!  e ITALIA: SBILANCIAMOCI! Eppure Paolo Gentiloni è diventato duro di comprendonio. Fu colui che andò spingendo il Parlamento italiano  a maggio 2017, a una maggioranza indotta da lui stesso a non essere divisiva, ma serva cortese, non solo della Nato con armi convenzionali, ma della Nato che si arma di bombe atomiche pronte per scatenare la “terza guerra mondiale” per cui Pisa e Livorno il Governo italiano le candida non solo a essere  nuove eventuali  Guernica,  ma addirittura a essere nuove Hiroshima e Nagasaki” annientate dal terzo ferocissimo e atroce “fungo atomico”! Per cui, arrivati al Presidio alla BASE US ARMY CAMP DARBY, ITALY, VIA VECCHIA LIVORNESE CHILOMETRO 806, Giovanna Pagani di WILPF ITALIA porge  fettuccine e spaghetti con cui per primo viene attaccato lo striscione di cotone, seguito  da quello di tela cerata inseriti nella Campagna di mobilitazione mondiale di “ICAN” “INTERNATIONAL CAMPAIGN TO ABOLISH NUCLEAR WEAPONS” – Premio Nobel per la Pace 2017 -  carica dell’urgenza di addivenire al “DISARMO NUCLEARE”. Lo striscione di tela (anche ora il primo a essere allacciato alle maglie della rete di ingresso alla BASE US ARMY di CAMP DARBY) porta la scritta fosforescente “CAROVANA DELLE DONNE PER IL DISARMO NUCLEARE DEDICATA A ROSA GENONI (wilpf) e ALBERTO L’ABATE (Movimento nonviolento)” e a seguire, per seconda,  è allacciata la tela cerata indistruttibile di  “#MOVE THE MONEY FROM WAR TO PEACE AND GENDER EQUALITY – 100 YEARS -WOMEN INTERNATIONAL LEAGUE FOR PEACE & FREEDOM (WILPF ITALIA)”. Il terzo striscione di tela è quello voluto da ben 14 Comuni: “TAVOLO PER LA PACE DELLA VAL DI CECINA , PISA LIVORNO”  A questi 3, vengono aggiunti gli striscioni di “EUROSTOP – VOSTRE LE GUERRE – NOSTRI I MORTI carica dell’atrocità in atto dipinta da Picasso per rappresentare il “pericolo incombente, la paura, la catastrofe”, sulla terra, sotto il cielo, quando si avvicina il suono orribile dei cacciabombardieri  sempre feroci e assassini come su “GUERNICA”. Qui è la, sempre solo sorretto da due donne volterrane, coloratissimo di competenza e di sollievo, il nome della catena di ospedali sui campi di guerra  di “EMERGENCY VOLTERRA A 8 COLORI”. Invece allacciato alla rete della Base US ARMY di CAMP DARBY ora appare “LIBERTA’ PER LA PALESTINA – RETE DEI COMUNISTI”,
Questi striscioni, in questo ordine, vennero  presentate alla cittadinanza di Livorno sin dalla partenza del corteo “CAROVANA DELLE DONNE PER IL DISARMO NUCLEARE DEDICATA A ROSA GENONI (wilpf) e ALBERTO L’ABATE (Movimento nonviolento)”, anticipata al 19 novembre 2017  da Piazza della Repubblica a Livorno diretto verso il porto davanti alla lapide con cui il Comune di Livorno ha denunciato le 140 strazianti morti di passeggeri e equipaggio che quella notte celò il traghetto Moby Prince prigioniero di eventi su cui il Parlamento italiano ha indagato con una Commissione contro vere e proprie omertà militari in cui incappò il traghetto Moby Prince speronato il 10 aprile 1991,  tra navi Nato o US ARMY, imprigionato dall’insicurezza che deriva da emergenze militari nel fornire munizioni per guerre in atto in Europa, in Medio Oriente e in Africa  e dunque da trasporto di munizioni che sostano alla Base US ARMY di CAMP DARBY. Sto sbobinando tutti i discorsi ben amplificati all'aperto al Presidio alla Base US ARMY di CAMP DARBY del 9 dicembre 2017 da efficacissimo impianto acustico con pile e/o accumulatori.
  
CONCETTO VALENTE SCRIVE AL PREFETTO DI PISA 


Concetto Valente
Alla Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo di Pisa
Piazza Giuseppe Mazzini, 7
56127 - Pisa (PI)
e mail: protocollo.prefpi@pec.interno.it

Gentile Prefetto di Pisa
Singolarmente da cittadino residente a Lucca  (allego la mia Carta di identità)
Il 9 dicembre 2017, la mattina, arrivato con il treno a Pisa,
prenderò il bus 10 e scenderò alla fermata più vicina
alla Base militare USA di Camp Darby (Pisa).

Faccio presente come le Forze di Polizia che hanno il monopolio di dare le botte e con altre forze dell’ordine di scrivere sanzioni amministrative o reprimere reati sono tenute a non boicottare l’impianto sanzionatorio della Legge 3/2003 verso chi fuma in manifestazioni in cui, come quando si prende il treno, si è persone l’una vicina all’altra anche a meno di un metro di distanza tra passivi e cancerogeni della stessa aria, e siano degni della Repubblica italiana nel far osservare l’articolo 31 della Costituzione Italiana: “La Repubblica protegge maternità e infanzia”. Arriverò davanti a Camp Darby, senza sigarette, senza bottiglie di vetro (a Piazza San Carlo a Torino la popolazione patì ferite irreversibili, e una morta, per la presenza di fumo, ubriachezza e cocci di vetro).  Avrò uno zainetto con acqua in bottiglia di plastica e panino e pillole di chi si cura da diabete mellito e nessun corpo contundente ne arma, a parte l’ombrello se si prevedesse pioggia.
Sono da pochi anni  “militante manicheo nonviolento: “antifumo, antiubriachezza, antisesso”
Non aderisco a nessuna altra organizzazione che pur rispetto e con cui da decenni   fui e sono  solidale nel fine almeno anti guerra atomica. Porterò il cartello: Al caro Pacifista Paolo Gentiloni e al Governo tutto, ripensaci e ripensateci e,  secondo Costituzione alla quale hai/avete giurato fedeltà, fate si l'Italia ripudi, cioè prenda a pedate, almeno la guerra atomica [il fine -risoluzione di insalubri conflitti- mai giustifica l’uso di mezzi quali “bombe atomiche”] Serve l’educazione di donne e bimbi e tutti alle arti marziali e al nuoto e a competenze sostenibili perché impegnati in ogni specifico lavoro di servizio come costituzionale “potere di tutti” spingere via malattie (anche compulsive) e demolire violenze e abusi in atto contro il territorio e contro la popolazione tutta. Va spinto all’uopo ogni giorno già questo Governo italiano in questi ultimi mesi di Legislatura ad apporre la firma al Trattato Onu (7 luglio 2017) di proibizione delle armi atomiche. Buon lavoro
Concetto Valente
Nobel per la Pace ad ICAN:
anche Senzatomica e Rete Disarmo presenti a Oslo
di Francesco Ambrosi


Pochi giorni alla Cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Pace alla campagna Internazionale contro le armi nucleari, di cui Senzatomica e Rete Italiana per il Disarmo sono partner in Italia. Una delegazione di attivisti italiani sarà presente alle iniziative organizzate nella capitale norvegese come momento di festa, di approfondimento e di rilancio del percorso internazionale di disarmo nucleare.
Mancano solo pochi giorni alla consegna del Premio Nobel per la Pace 2017, quest’anno assegnato ad ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) la coalizione internazionale della società civile che da dieci anni promuove percorsi di disarmo nucleare, in particolare con la richiesta di un Trattato di messa al bando. La Cerimonia di Consegna del Premio è in programma per le 13.00 di domenica 10 Dicembre (che è anche la Giornata Internazionale per i Diritti Umani) nella City Hall di Oslo. Anche Senzatomica e  la Rete Italiana Disarmo saranno presenti con una delegazione alle iniziative promosse da ICAN, di cui sono partner italiani. “Sarà meraviglioso celebrare tutti i grandi risultati raggiunti nel 2017, e usare questa energia per il lavoro che ancora ci aspetta - sottolinea Francesco Vignarca coordinatore di Rete Disarmo - L’anno che volge al termine si può già considerare fantastico, con il voto di luglio di approvazione del Trattato e con il recente Simposio sul disarmo in Vaticano, ma l’atmosfera che si respirerà ad Oslo per la consegna del Nobel insieme agli amici di tutto il mondo impegnati in ICAN sarà qualcosa di unico. Da valorizzare in tutte le azioni già in previsione per il 2018”.
Agli attivisti italiani è stato riservato anche un posto nella City Hall di Oslo tra il pubblico che assisterà alla consegna del Premio, segno della grande considerazione posta dal Comitato internazionale di Coordinamento di ICAN nei riguardi del lavoro di Rete Disarmo e Senzatomica. Una presenza che servirà a rappresentare e onorare gli sforzi compiuti in questi anni da centinaia di volontari e migliaia di sostenitori delle attività compiute dalle organizzazioni facenti parte delle campagne italiane.
Nei giorni di celebrazione che faranno da corollario alla Consegna del Nobel sono previste diverse importanti iniziative, tra cui la riunione di tutti gli attivisti internazionali di ICAN (sabato 9 dicembre) un momento di preghiera e riflessione inter-religioso (pomeriggio di sabato 9 dicembre) una fiaccolata celebrativa con interventi degli attivisti internazionali di ICAN (pomeriggio di domenica 10 dicembre), un convegno sull’impatto negativo delle armi nucleari sui diritti umani presso la sede della Croce Rossa norvegese (lunedì 11 dicembre) e l’inaugurazione della mostra dedicata ad ICAN e al disarmo nucleare presso il Centro Nobel (dalle 12 di martedì 12 dicembre).


“Questo riconoscimento rappresenta un tributo agli instancabili sforzi di tutti coloro che hanno perseguito incessantemente la messa al bando delle armi nucleari - commenta Daniele Santi segretario generale di Senzatomica - ed è significativo pertanto che a ritirare il Nobel siano le signore Setsuko Thurlow e Beatrice Fihn in rappresentanza rispettivamente degli hibakusha (i sopravvissuti alle bombe di Hiroshima e Nagasaki) e della società civile che ha lavorato strettamente al loro fianco”.
L’azione che Senzatomica e Rete Italiana per il Disarmo hanno messo in campo fin dal giorno dell’approvazione del Trattato di messa al bando (in sigla TPNW) ha come obiettivo principale quello di modificare la posizione dell’Italia, che ha finora deciso di non partecipare ai negoziati e non controfirmare questa prima norma internazionale che pone gli ordigni nucleari nell’illegalità. A questo scopo è stata lanciata la mobilitazione “Italia Ripensaci” con la richiesta a cittadini, organizzazioni, associazioni, Enti Locali di “sottoscrivere simbolicamente il Trattato” (anche con atti formali) come espressione della volontà di disarmo nucleare della popolazione italiana. “Siamo determinati a fare sì che il TPNW sia uno strumento fondamentale per il trionfo del genere umano sui propri impulsi autodistruttivi. Ci impegniamo a proseguire con i nostri sforzi in questa direzione al fianco dei nostri amici di ICAN e in quanto parte della società civile globale”, conclude a riguardo Daniele Santi. Per il 2018 la mobilitazione si concentrerà sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica (in particolare con la presenza sui territori della Mostra “Senzatomica” che ha già toccato oltre 70 città e quasi 350.000 visitatori) e sulla richiesta agli Enti Locali di tutta Italia di prendere posizione a favore del Trattato di messa al bando delle armi nucleari. “Ricordando l'impegno per la diplomazia delle città di Giorgio La Pira, abbiamo condiviso con tutti i membri italiani di Mayors for Peace (500 enti locali) una bozza di Ordine del Giorno da far approvare ai Consigli - sottolinea Lisa Clark, co-presidente dell’International Peace Bureau e referente in Italia di Mayors for Peace - l’intento è incoraggiare il Governo italiano a trovare la modalità di unirsi al processo di messa al bando delle armi nucleari, in sintonia e coerenza con la sua storia e il suo tradizionale impegno internazionale. Già alcuni Consigli comunali hanno discusso e approvato la Mozione "Italia Ripensaci”, siamo certi che nelle prossime settimane saranno molti di più!”. Approvazioni a larga maggioranza dei testi ispirati all’azione della Campagna ICAN si sono avute ad esempio da parte del Comune di Padova e del Comune di Ivrea, e l’intenzione di reiterare documenti in linea con richieste simili precedenti è stata confermata anche dal Comune di Torino.  Un buon punto di partenza per azioni di disarmo nucleare che rendano il 2018 ancora più positivo del 2017. Sotto i buoni auspici del Premio Nobel per la Pace che ICAN si vedrà consegnare questa domenica 10 dicembre.




Chiara Pasetti segnala ai lettori di Odissea
PIETRO GRASSO A GENOVA: OMAGGIO A FALCONE E BORSELLINO
CON IL TEATRO STABILE E L’UNIVERSITÀ
 
Piero Grasso
Il Teatro Stabile e l’Università di Genova, in chiusura dell’anno 2017, in cui ricorrono i 25 anni dal sacrificio civile dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, presentano un programma, dall’11 al 13 dicembre, al quale prende parte il testimone  dell’impegno civile di quegli anni, Pietro Grasso, l’attuale Presidente del Senato della Repubblica, che sarà a Genova in veste di autore di Storie di sangue, amici e fantasmi,  edito da Feltrinelli.                                                                      
Ecco il programma dettagliato:
Lunedì 11 dicembre, ore 18.45 nel foyer del Teatro della Corte, Pietro Grasso presenta “Storie di sangue, amici e fantasmi”, edito da Feltrinelli, introdotto da Nando Dalla Chiesa e Margherita Rubino.
Martedì 12 dicembre, alle ore 11 presso l’Aula Magna dell’Università (via Balbi 5), Pietro Grasso terrà una lectio magistralis dal titolo “Venticinque anni dopo. Successi di ieri e problemi di oggi nella lotta alla mafia” in dialogo con il Magnifico Rettore Paolo Comanducci.
Nelle serate dell’11 e 13 dicembre, viene riproposto al Teatro Duse alle ore 20.30 il monologo “Per non morire di mafia” di Pietro Grasso, interpretato da Sebastiano Lo Monaco e diretto da Alessio Pizzech.
ARMI: È QUESTO IL NOSTRO NATALE DI PACE?
di Alex Zanotelli

Questo scritto di padre Alex Zanotelli dovrebbe chiamare tutto il movimento disarmista e antinucleare alla mobilitazione. Dovrebbe indignare cittadini di ogni classe e ceto, e far vergognare partiti e dirigenti che siedono in Parlamento. Sono anni che "Odissea" suona la sveglia, in un silenzio indifferente e luttuoso.


Napoli. Sono indignato davanti a quest’Italia che si sta sempre più militarizzando. Lo vedo proprio a partire dal Sud, il territorio economicamente più disastrato d’Europa,  eppure sempre più militarizzato. Nel 2015 è stata inaugurata a Lago Patria (parte della città metropolitana di Napoli) una delle più importanti basi NATO d’Europa, che il 5 settembre scorso è stata  trasformata nell’Hub contro il terrorismo (centro di spionaggio per il Mediterraneo e l’Africa).  Sempre a Napoli, la famosa caserma della Nunziatella è stata venduta dal Comune di  Napoli per diventare la Scuola Europea di guerra, così vuole la Ministra della Difesa F. Pinotti. Ad Amendola (Foggia) è arrivato lo scorso anno il primo cacciabombardiere F-35  armabile con le nuove bombe atomiche B 61-12. In Sicilia, la base militare di Sigonella (Catania) diventerà nel 2018 la capitale  mondiale dei droni.  E sempre in Sicilia, a Niscemi (Trapani) è stato installato il quarto polo mondiale  delle comunicazioni militari, il cosiddetto MUOS.  Mentre il Sud sprofonda a livello economico, cresce la militarizzazione del territorio (non è per caso che così tanti giovani del Sud trovino poi rifugio nell’Esercito italiano per poter lavorare!).
Ma anche a livello nazionale vedo un’analoga tendenza: sempre più spese in armi  e sempre meno per l’istruzione, sanità e welfare.  Basta vedere il Fondo di investimenti del governo italiano per i prossimi anni per rendersene conto. Su 46 miliardi previsti, ben 10 miliardi sono destinati al Ministero della Difesa:  5.3 miliardi per modernizzare le nostre armi e 2.6 per costruire il Pentagono italiano, ossia un’unica struttura per i vertici di tutte le nostre forze armate, con sede a Centocelle (Roma). L’Italia infatti sta investendo sempre più in campo militare sia a livello nazionale, europeo ed internazionale. L’Italia sta oggi spendendo una barca di soldi per gli F-35, si tratta di 14 miliardi di euro!


Questo, nonostante che la Corte dei Conti abbia fatto notare che ogni aereo ci costerà almeno 130 milioni di euro contro i 69 milioni previsti nel 2007. Quest’anno il governo italiano spenderà 24 miliardi di euro in Difesa,  pari a 64 milioni di euro al giorno. Per il 2018 si prevede un miliardo in più. Ma è ancora più impressionante l’esponenziale produzione bellica nostrana:  Finmeccanica (oggi Leonardo) si piazza oggi all’8° posto mondiale. Lo scorso anno abbiamo esportato per 14 miliardi di euro, il doppio del 2015! Grazie alla vendita di 28 Eurofighter al Kuwait per otto miliardi di euro, merito  della ministra Pinotti, ottima PIAZZISTA DI ARMI.
E abbiamo venduto armi a tanti paesi in guerra, in barba alla legge 185 che ce lo proibisce.  Continuiamo a vendere bombe, prodotte dall’azienda RMW Italia a Domusnovas (Sardegna), all’Arabia Saudita che le usa per bombardare  lo Yemen, dov’è in atto la più grave crisi umanitaria mondiale secondo l’ONU (e questo nonostante le quattro mozioni del Parlamento Europeo!). L’Italia ha venduto armi al Qatar e agli Emirati Arabi con cui quei paesi  armano i gruppi jihadisti in Medio Oriente e in Africa (noi che ci gloriamo di fare la guerra al terrorismo!).
Siamo diventati talmente competitivi in questo settore che abbiamo  vinto una commessa per costruire quattro corvette e due pattugliatori per un valore di 40 miliardi per il Kuwait. Non meno preoccupante è la nostra produzione di armi leggere:  siamo al secondo posto dopo gli USA! Sono queste le armi che uccidono di più! E di questo commercio si sa pochissimo.


Quest’economia di guerra sospinge il governo italiano ad appoggiare  la militarizzazione della UE. È stato inaugurato a Bruxelles il Centro di pianificazione e comando per tutte le missioni di addestramento, vero e proprio quartier generale unico. Inoltre la Commissione Europea ha lanciato un Fondo per la Difesa che  a regime svilupperà 5,5 miliardi di investimento l’anno per la ricerca e lo sviluppo industriale nel settore militare. Questo fondo, lanciato il 22 giugno, rappresenta una massiccia iniezione di denaro pubblico nell’industria bellica europea. Sta per nascere la PESCO - Cooperazione Strutturata Permanente della UE nel settore militare (la Shengen della Difesa!). “Rafforzare l’Europa della Difesa – afferma la Mogherini, Alto Rappresentante della  UE per gli Affari Esteri – rafforza anche la NATO.”
La NATO, di cui la UE è prigioniera, è diventata un mostro che spende 1000 miliardi di dollari in armi all’anno. Trump chiede ora ai 28 paesi membri della NATO di destinare il 2% del Pil alla Difesa. L’Italia destina oggi 1,2 % del Pil per la Difesa. Gentiloni e la Pinotti hanno già detto di sì al diktat di Trump.



Così l’Italia arriverà a spendere 100 milioni al giorno in armi. Così la NATO trionfa, mentre è in forse il futuro della UE. Infatti è la NATO che ha forzato la UE a creare la nuova frontiera all’Est contro il nuovo nemico, la Russia, con un imponente dispiegamento di forze militari in Ucraina, Polonia, Romania, Bulgaria,  in Estonia, Lettonia e con la partecipazione anche dell’Italia. La NATO ha stanziato 17 miliardi di dollari per lo “Scudo anti-missili. E gli USA hanno l’intenzione di installare in Europa missili nucleari simili ai Pershing 2 e ai Cruise (come quelli di Comiso). E la Russia sta rispondendo con un altrettanto potente arsenale balistico.
Fa parte di questo piano anche l’ammodernamento delle oltre duecento bombe atomiche B61, piazzate in Europa e sostituite con le nuove B61-12 . Il Ministero della Difesa ha pubblicato in questi giorni sulla Gazzetta Ufficiale il bando di costruzione a Ghedi (Brescia) di nuove infrastrutture che ospiteranno una trentina di F-35 capaci di portare cadauno due bombe atomiche B61-12. Quindi solo a Ghedi potremo avere una sessantina di B61-12, il triplo delle attuali! Sarà così anche ad Aviano? Se fosse così rischiamo di avere in Italia una forza atomica pari a 300 bombe atomiche di Hiroshima!


Nel silenzio più totale! Mai come oggi, ci dicono gli esperti, siamo vicini al ‘baratro atomico’.  Ecco perché è stato provvidenziale il Trattato dell’ONU, votato il 7 luglio scorso, che mette al bando le armi nucleari. Eppure l’Italia non l’ha votato e non ha intenzione di votarlo! È una vergogna nazionale. Siamo grati a Papa Francesco per aver convocato un incontro, lo scorso novembre, in Vaticano sul nucleare, proprio in questo grave momento in cui il rischio di una guerra nucleare è alto e per il suo invito a mettere al bando le armi nucleari. Quello che non riesco a capire è l’incapacità del movimento della pace a mettersi insieme e scendere in piazza a urlare contro un’Italia e Unione Europea che si stanno armando sempre di più, davanti a guerre senza numero, davanti a un mondo che rischia l’olocausto nucleare. Eppure in Italia c’è una straordinaria ricchezza di gruppi, comitati, associazioni, reti che operano per la pace.
Ma purtroppo ognuno fa la sua strada. E come mai tanto silenzio da parte dei vescovi italiani?
E che dire della parrocchie, delle comunità cristiane che si apprestano a celebrare la nascita del “Principe della Pace?” “Siamo vicini al Natale -ci ammonisce Papa Francesco- ci saranno luci, ci saranno feste, alberi luminosi, anche presepi… tutto truccato: il mondo continua a fare guerra!” Oggi più che mai c’è bisogno di un movimento popolare che contesti  radicalmente questa economia di guerra.





GERUSALEMME
Testo e foto di Paolo M.Di Stefano


È così il Presidente Trump ne ha pensata un’altra, già definita formalmente (pare) ma in concreto ancora da realizzare: Gerusalemme è stata riconosciuta come capitale di Israele, ed è a Gerusalemme che avrà sede l’ambasciata degli Stati Uniti. Naturalmente, si è trattato di un atto obbligato. Non solo la realizzazione di una promessa elettorale, ma anche -e soprattutto- una decisione destinata a rilanciare il processo di pace tra lo Stato di Israele e la Palestina.
Trump è un essere superiore, e proprio perché tale i processi del suo pensiero non sono semplici da seguire. Per esempio: per noi comuni mortali, “rilancio del processo di pace” significa più o meno che il cammino verso la pace o almeno verso la tolleranza reciproca dovrebbe accelerare e dunque avvicinare quell’accordo senza il quale la pace in medio oriente sarà pura utopia. Per il Presidente degli Stati Uniti, il rilancio sembra significare “maggiore presenza nella comunicazione internazionale”: l’importante è che se ne parli, non importa come, ma che se ne parli. Qualcosa accadrà. Che è vero. E sotto questo aspetto, il Presidente ha perfettamente ragione: il riconoscere Gerusalemme capitale di Israele genererà eventi di cui nessuno oserà non parlare, e la questione tornerà in primissimo piano e vi rimarrà a lungo. Con conseguenze assolutamente benefiche, almeno per gli Stati Uniti, la cui industria delle armi avrà notevole impulso e, probabilmente, notevole impulso potrebbe avere -magari in momenti successivi- anche il mondo degli affari che gira attorno alla ricostruzione di quanto distrutto dalla resistenza degli arabi e dalla conseguenza attività di difesa degli israeliani. Con in più la possibilità di dimostrare che il popolo israeliano è da centinaia di anni vittima di ogni possibile aggressione ed è dunque legittimo che si difenda; e che le aggressioni vengono da tutto il mondo arabo, che non accetta -per ignoranza e per intolleranza- che la Città Sacra alle tre religioni monoteiste e riconosciuta come capitale della Palestina sia, invece, la capitale di Israele.





La chiesa della Dormizione

Trump ha ragione: bisogna che gli arabi si rassegnino alla sconfitta della Palestina e alla creazione dello Stato promesso da Dio in persona ad Israele secoli orsono. E se qualcuno dovesse nutrire dubbi circa la storicità di quella promessa (oltre che sulla sua realtà), si informi e tragga le debite conseguenze. E su di un altro punto essenziale il Presidente ha ragione: se la città è sacra per le tre religioni monoteiste, la sola soluzione possibile sarà il farne la capitale di uno “Stato dello Spirito”, il primo (almeno per quanto io ne so) in tutto il mondo. Ed è, questa, assoluta lungimiranza: le guerre, le guerriglie, gli attentati che si scateneranno non avranno risultato alcuno, se non quello di distruggere la stabilità (precaria) dell’area. E dunque, il mondo (e per il mondo, l’ONU) non potranno non intervenire, e dovrà essere l’ONU a “inventare” uno Stato dello Spirito con capitale Gerusalemme. E pensate: Trump provocando e pianificando tutto questo (e quanto per ovvie ragioni non detto) dà prova di una generosità senza paragoni, rinunziando ad una buona parte del mercato delle armi e ad una altrettanto notevole parte dei guadagni prevedibili con la ricostruzione.
Nel frattempo, avrà onorato uno dei principi fondamentali di quello che gli americani chiamano marketing ed ai quali gli imprenditori illuminati si inchinano: cogliere le occasioni per fare profitto e se possibile crearle. Perché non c’è dubbio che Trump sia un imprenditore illuminato, di successo e dunque anche ricco e potente. 
IL FASCISMO NON È UN’OPINIONE
È  UN  CRIMINE DA CONDANNARE E PUNIRE


Sabato 9 dicembre 2017
a Como – h. 11 – e a Bresso - h. 10 –
MANIFESTAZIONI
in difesa della libertà e della democrazia e per l’applicazione della XII disposizione costituzionale (“E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”) e delle conseguenti leggi Scelba (20 maggio 1952) e Mancino (25 giugno 1993). Oltre al divieto di qualsiasi riorganizzazione fascista e nazista, viene stigmatizzato come grave reato ogni atto di “discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.
Basta con le provocazioni, le intimidazioni e le minacce
dei DIVERSI GRUPPI NAZIFASCISTI che seminano odio razzistico e xenofobo!
Governo e autorità competenti prendano le misure adeguate, compresa la messa fuori legge di ben individuate organizzazioni fasciste e naziste.
Chiediamo al Governo coerenza costituzionale: - di correggere le scelte gravi e deplorevoli  assunte in sede ONU, quella di essersi astenuto su una mozione di condanna del nazifascismo e quella di aver votato contro la disposizione di abolire le armi nucleari.

mercoledì 6 dicembre 2017

IL DISSESTO DELLE CITTÀ PUÒ DIVENTARE UN PERICOLO
Ancona. La brutta avventura della nostra corrispondente
Laura Margherita Volante

La poetessa durante un incontro culturale

Il giorno 15/112017 alle ore 18.30 circa sono scivolata lungo il percorso in discesa, uscendo dal palazzo di judo, in piazza Salvo D’Acquisto, dopo aver accompagnato il nipotino Pietro alla lezione di judo non potendo provvedere mia figlia. Le circostanze dell’accaduto sono state causate da un percorso a serpentone in salita con due giri di boa, con un pavimento in linoleum scivoloso, sconnesso e con continui punti di rigonfiamento. Verso l’esterno c’è una protezione di ampi muri alternati a ringhiere di protezione e non di scorrimano. La salita impervia inizia con una barriera architettonica preceduta da mattoni buttati lì a guado. Non vi era e non vi è ad oggi alcuna illuminazione per cui è buio pesto. L’ascensore è inagibile, come documentato da fotografie, e comunque inaffidabile per nessuno. Nel caso fosse funzionante bisogna scendere a piedi…?  La salita e relativa discesa dello stesso sono pericolose per persone di qualsiasi età, dai nonni ai bambini. Per chiunque!
All’ora dell’accaduto sono scivolata all’inizio della prima curva di discesa, all’altezza della muratura di protezione, trovandomi lunga a terra a due metri più in giù circa, con frattura scomposta perone e tibia, come da lastre del P.S., trazione della gamba, ricovero immediato e seguente operazione chirurgica, il giorno 18 novembre, con fissatori esterni come da cartella clinica. Sottolineo che persino i barellieri dell’ambulanza giunti sul luogo hanno dovuto caricarmi su un telo/lenzuolo, con l’aiuto di persone e  di genitori soccorritori, non potendo accedere con la barella sia causa delle barriere architettoniche sia per le condizioni insidiose di buio pesto, scale, mattoni, pozzanghere rischiando di inciampare loro stessi.
Le immagini rivelano un tragitto pubblico che rappresenta un vero attentato alla sicurezza e alla vita delle persone. Molti testimoni hanno confermato e sottoscritto quanto sopra esposto: La signora Volante è caduta in condizioni insidiose per chiunque a causa: Inagibilità dell’ascensore.
Strada con manto vecchio, dissestato, dossi e rigonfiamenti, linoleum consumato e scivoloso con presenza di pozzanghere non adatto ad un ambiente esterno. Assenza totale di luce (neon spenti). Assenza di corrimano Tale evento ha sottoposto la stessa a stress emotivo, a sofferenze indicibili, come è evidente, a dover per un lungo periodo portare i fissatori esterni perdendo autonomia. Tale vicenda ha recato anche conseguente trauma del nipotino, il quale ha assistito al fatto spaventato e piangente, poi accompagnato da un genitore a casa propria mentre mia figlia lasciando i bambini al marito, abbandonato il luogo di lavoro, correva in ansia al P.S.
Desidero altresì, al di là del fatto personale, sottoporre al vostro giudizio la gravità di questo stato  di degrado di luoghi e strutture pubbliche, che minacciano la sicurezza la salute la stessa vita delle persone. Situazione già più volte segnalata dagli abitanti del quartiere con richieste di porvi rimedio alle autorità preposte alle condizioni del territorio e relativa tutela dei cittadini. Si richiedono risposta e impegno immediati per risolvere un problema emergente di gravità assoluta e possibilmente un maggior investimento e sviluppo riguardo alla cultura del territorio, purtroppo carente…
Laura Volante
[Corrispondente dalle Marche di “Odissea”]
Privacy Policy