UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

lunedì 25 settembre 2017

POESIA.
"PREMIO NAZIONALE ANTICA SULMO" 2017


Giacomo Leopardi

 
Pagina 1 del Regolamento



Walt Whitman

Pagina 2 del Regolamento

Emily Dickinson

Pagina 3 del Regolamento



Per ulteriori informazioni scrivere a 
LORENZO PICCIRILLO
piccirillolor_1959@libero.it
Segreteria: 339 - 3571958

domenica 24 settembre 2017

Energia per l'Italia
Appello al Governo
Conferenza Nazionale sul Cambiamento Climatico

“Agisci come se quello che fai facesse la differenza. Lo fa.”
William James

Siamo un gruppo di docenti e ricercatori dell’Università e dei Centri di ricerca di Bologna che sentono il dovere di dare un contributo, attraverso la condivisione di conoscenze e informazioni scientificamente corrette, per superare le difficoltà poste dal cambiamento climatico nel nostro Paese. Per questo motivo abbiamo deciso di inviare una lettera aperta al Presidente del Consiglio ed ai Ministri competenti e di lanciare un appello al Governo affinché i problemi dovuti al cambiamento climatico vengano urgentemente discussi in una Conferenza Nazionale al fine di mettere in atto appropriati interventi di mitigazione e di adattamento. Dopo mesi di siccità, temperature ben più alte della media stagionale, ghiacciai che si sciolgono, foreste che vanno in fumo, chi può dubitare che il cambiamento climatico sia già oggi un problema che colpisce duramente l’Italia? Il nostro Paese, collocato in mezzo al Mediterraneo, è uno dei punti più critici del pianeta in termini di cambiamento climatico, fenomeno globale dovuto principalmente alle emissioni di gas serra causate dalle attività umane.
Lultimo rapporto dellIPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change) prevede  un aumento in frequenza ed intensità degli eventi estremi e incrementi della temperatura media per fine secolo ben superiori al valore di 2°C, obiettivo degli accordi di Parigi. Non è certo da oggi che si parla di cambiamento climatico in atto nel nostro Paese, ma solo un governo, nell’ormai lontano 2007, ha pensato di dedicare a questo tema strategico una Conferenza Nazionale. Da allora la situazione è molto peggiorata ma, paradossalmente, si fa sempre meno per porvi rimedio. Eppure non c’è settore economico e sociale che non sia colpito (se non addirittura sconvolto) dal cambiamento climatico: l’agricoltura, fortemente danneggiata dalla siccità; la sanità, che deve far fronte agli effetti diretti (canicola, inquinamento atmosferico) e indiretti (nuovi vettori di malattie) che mettono in pericolo la salute della popolazione; il turismo invernale, che non può più contare sulla neve naturale, e quello estivo, danneggiato dalla erosione delle spiagge; il territorio, degradato da disastri idrogeologici (frane, alluvioni) che hanno forti conseguenze sulla abitabilità e sulla viabilità; gli ecosistemi, devastati dal cambiamento climatico; le città che, come Roma, hanno gravi difficoltà di approvvigionamento idrico.

In altri paesi c’è una forte presa di coscienza sul problema del cambiamento climatico. Ad esempio in Germania un recente sondaggio pre-elettorale ha mostrato che circa il 71% degli interpellati è preoccupato dal cambiamento climatico più che dalla possibilità che si verifichino nuovi attacchi terroristici (63%). In Francia, la notizia che le risorse prodotte dal pianeta nell’intero anno sono già state tutte consumate prima del 2 agosto (Earth overshoot day) è stata riportata in prima pagina da Le Monde e commentata in un lungo video dal ministro della Transition écologique et solidaire, Nicolas Hulot.
Come da molto tempo affermano gli scienziati e come è stato unanimemente riconosciuto nella Conferenza di Parigi del 2015, il cambiamento climatico è principalmente causato dall’uso dei combustibili fossili che producono anidride carbonica e altri gas serra. In Italia, in media ogni persona ogni anno provoca l’emissione di gas serra per una quantità equivalente a sette tonnellate di anidride carbonica. Gran parte di queste emissioni non possono essere addebitate direttamente ai singoli cittadini poiché sono l’inevitabile conseguenza di decisioni politico-amministrative errate, a vari livelli. Ad esempio: le scelte urbanistiche (uso del territorio e localizzazione dei servizi) da parte dei comuni e delle regioni; le decisioni prese in tema di mobilità locale, regionale e nazionale che, direttamente o indirettamente, favoriscono l’uso dell’auto; gli incentivi, diretti ed indiretti, alla ricerca, estrazione, trasporto (spesso da  regioni molto remote) e commercio dei combustibili fossili; la costruzione di infrastrutture superflue o addirittura inutili (autostrade, gasdotti, supermercati); la mancanza di una politica che imponga o almeno privilegi il trasporto merci su rotaia; le limitazioni e gli ostacoli burocratici che frenano lo sviluppo delle energie rinnovabili; gli incentivi alla produzione e consumo di carne; la mancanza di una politica culturale che incoraggi la riduzione dei consumi e l’eliminazione degli sprechi.


Nel nostro Paese sembra che molti settori della politica, dell’economia e dell’informazione abbiano gli occhi rivolti al passato e siano quindi incapaci di capire che oggi siamo di fronte a problemi ineludibili con cui è necessario e urgente confrontarsi: le risorse del pianeta sono limitate e limitato è anche lo spazio in cui collocare i rifiuti, l’uso dei combustibili fossili va rapidamente abbandonato e altrettanto rapidamente è necessario sviluppare le energie rinnovabili. Se non si tengono ferme queste realtà, si finisce per procedere con decisioni scollegate e perfino contrastanti che non portano ad alcun risultato. Ad esempio, si afferma di voler diminuire l’inquinamento e le emissioni di anidride carbonica e poi ci si rallegra perché aumenta il PIL grazie alle vendita di un numero di automobili maggiore del previsto. Si fanno convegni sull’economia circolare e sulla sostenibilità ecologica e sociale, ma si continuano a progettare discariche e inceneritori, si chiudono le fabbriche di autobus e si incoraggia la produzione di SUV lussuosi e potenti, vere icone del consumismo e delle disuguaglianze cha a parole tutti dicono di voler combattere. Ci si ostina ad estrarre dal nostro suolo e dai nostri mari quantità marginali di combustibili fossili con l’impiego di un numero sempre minore di persone e si frena lo sviluppo delle energie rinnovabili capaci di portare molta occupazione nel settore manifatturiero. Se puntassimo seriamente sulla messa in atto di una politica di mitigazione e adattamento climatico avremmo grandi benefici: aumento dell’occupazione, minori costi per emergenze e calamità naturali, minori spese sanitarie e un miglioramento nella bilancia commerciale (minori importazioni di combustibili fossili). 


Nella Strategia Energetica Nazionale e nei piani di sviluppo dell’ENI si parla  della necessità di passare dall’uso dei combustibili fossili a quello delle energie rinnovabili, ma questa transizione è collocata in un futuro non ben definito e comunque lontano, che sarà possibile raggiungere, si dice, solo aumentando il consumo di metano. Si parla anche della necessità di sviluppare la produzione di biocombustibili, ignorando che nel settore dei trasporti si va verso un mondo “elettrico” perché l’efficienza di conversione dei fotoni del sole tramite la filiera che dal fotovoltaico porta alle auto elettriche è almeno 50 volte maggiore dell’efficienza della filiera basata sulla produzione e uso di biocombustibili. Nel frattempo, mentre Volkswagen adotta lo slogan “Think New” e lancia auto e miniautobus elettrici, osserviamo increduli che quella che era la “nostra” grande industria automobilistica (FCA) si ostina a produrre automobili tradizionali che fra non molti anni saranno fuori mercato.


Bisogna anche rendersi conto che la transizione dall’uso dei combustibili fossili a quello delle energie rinnovabili, pur essendo una condizione necessaria, non è di per sé sufficiente per mitigare il cambiamento climatico e tanto meno per costruire un futuro sostenibile. E’ indispensabile anche ridurre il consumo di energia e di ogni altra risorsa, particolarmente nei paesi sviluppati come il nostro dove regna lo spreco. Attualmente, un cittadino europeo usa in media 6.000 watt di potenza, mentre negli anni ’60 la potenza pro capite usata in Europa era di 2000 watt per persona, corrispondenti ad una quantità di energia sufficiente per soddisfare tutte le necessità. La Svizzera nel maggio scorso ha approvato con un referendum un piano energetico per ridurre i consumi pro capite da 6000 watt attuali a 2000 watt entro il 2050. Ci piaccia o no, anche noi saremo chiamati a mettere in atto misure di questo tipo. È anche importante capire che la riduzione dei consumi non può essere basata solo su un aumento di efficienza delle “cose” che usiamo (automobili, condizionatori, lampade ecc.), perché in tal caso può verificarsi l’effetto rebound (rimbalzo): una persona quando risparmia denaro per l’aumento di efficienza delle cose che usa è portata a spendere quel risparmio in altri modi, causando ulteriori consumi. 


Prima di puntare su aumenti di efficienza delle “cose” che usiamo, è necessario diffondere una cultura della sufficienza per far sì che le persone diventino consapevoli dei vantaggi di vivere in un modo sobrio, riducendo l’uso delle “cose” stesse. La sobrietà è uno degli elementi fondamentali per il successo di adeguate politiche di mitigazione e adattamento climatico. Chiediamo ai colleghi delle Università e Centri di ricerca italiani e a tutti i cittadini che condividono quanto sopra riportato di firmare questo appello sul sito energiaperlitalia per stimolare il Governo ad organizzare una Conferenza Nazionale sul cambiamento climatico e a mettere in atto i provvedimenti necessari.
Il Comitato Promotore

Firmate l'Appello 
http://www.energiaperlitalia.it/91-2/




OMAGGIO ALLA CATALOGNA
di Franco Astengo


Questo testo contiene semplicemente un piccolo frammento del primo capitolo del celebre Omaggio alla Catalogna scritto da George Orwell nel 1938 di ritorno dall’aver militato nelle fila repubblicane nella guerra civile di Spagna. S’intende con questa microscopica operazione di semplice copiatura rendere nuovamente, in questi tempi difficili e drammatici, un omaggio alla Catalogna: non si dispone delle conoscenze e delle capacità per entrare nel merito della vicenda che, in queste ore, sta mettendo alla prova l’intero tessuto democratico della Spagna. Un presunto tessuto democratico quello spagnolo che si dimostra ancora in una fase di transizione dal mai dimenticato franchismo, con il ritorno in prima linea da protagonista del regime della Guardia Civil. Esiste però, in questo frangente, l’emergere di una faglia che neppure Rokkan ha inserito nei suoi testi fondamentali riguardanti i cleavages politici (vi si parla di centro/periferia): la linea di demarcazione tra monarchia e repubblica.
La Catalogna soffrì soprattutto durante la guerra civile e in seguito per essersi dimostrata fieramente repubblicana (anche per altri fattori, beninteso, che non debbono essere dimenticati come quello della forte presenza anarchica e di marxisti non osservanti rispetto al regime stalinista dell’URSS: basti ricordare le vicende del POUM).


La divisione Monarchia/Repubblica attraversa ancora il tessuto politico e sociale e si tratta di una divisione per la quale è naturale ancor oggi prendere posizione. Si tratta della grande divisione storica per la sinistra che non può che essere repubblicana, al di là dei momentanei tatticismi che pure fanno parte della storia e che non possono essere negati, come l’insieme delle contraddizioni che emergono sempre nei grandi passaggi epocali.
“L’esprit republicain” però: sempre e comunque, al di sopra di tutto. Ecco poche righe da Orwell:
“[..] Le bandiere rosse di Barcellona, le sparute tradotte cariche di soldati male in arnese che si trascinavano a fatica verso il fronte, le cittadine grigie e più avanti sconvolte dalla guerra, le trincee fangose e gelate sulle montagne. Era la fine di dicembre del 1936, neanche sette mesi fa, eppure è un periodo che si è già allontanato a un’enorme distanza dal passato. Gli eventi successivi l’hanno cancellato ancor più completamente di quanto abbiamo cancellato il 1935 o addirittura il 1905. Ero arrivato in Spagna con la vaga idea di scrivere articoli per la stampa, ma poi mi ero arruolato quasi subito nella milizia, perché in quel momento e in quell’atmosfera sembrava l’unica cosa concepibile da fare. Gli anarchici mantenevano ancora il virtuale controllo della Catalogna e la rivoluzione era ancora in pieno corso. Qualcuno che fosse stato lì sin dall’inizio forse avrebbe avuto già a dicembre e a gennaio che il periodo rivoluzionario stesse finendo, ma se si era appena arrivati dall’Inghilterra bastava guardarsi attorno a Barcellona per essere sorpresi e soggiogati. Era la prima volta che mi trovavo in una città dove la classe operaia era saldamente in sella.
Praticamente tutti gli edifici, piccoli o grandi che fossero, erano stati occupati dagli operai ed erano pavesati di bandiere rosse o di quelle rossonere degli anarchici; su ogni muro c’erano disegnati falci e martelli e le sigle dei partiti rivoluzionari...”.
Questo soltanto per semplice testimonianza di un altro “assalto al cielo” da non dimenticare anche oggi in tempi apparentemente così diversi.



FUORI L’ITALIA DALLA NATO
Sostieni la campagna per l'uscita dell'Italia dalla NATO - per un’Italia neutrale.
Comitato promotore della campagna #NO GUERRA #NO NATO Italia
Portare l'Italia fuori dal sistema di guerra
Attuare l'articolo 11 della Costituzione


L’Italia, facendo parte della Nato, deve destinare alla spesa militare in media 52 milioni di euro al giorno secondo i dati ufficiali della stessa Nato, cifra in realtà superiore che l’Istituto Internazionale di Stoccolma per la Ricerca sulla Pace quantifica in 72 milioni di euro al giorno.
Secondo gli impegni assunti dal governo nel quadro dell’Alleanza, la spesa militare italiana dovrà essere portata a oltre 100 milioni di euro al giorno.  È un colossale esborso di denaro pubblico, sottratto alle spese sociali, per un’alleanza la cui strategia non è difensiva, come essa proclama, ma offensiva.  Già il 7 novembre del 1991, subito dopo la prima guerra del Golfo (cui la NATO aveva partecipato non ufficialmente, ma con sue forze e strutture) il Consiglio Atlantico approvò il Nuovo Concetto Strategico, ribadito ed ufficializzato nel vertice dell’aprile 1999 a Washington, che impegna i paesi membri a condurre operazioni militari in “risposta alle crisi non previste dall’articolo 5, al di fuori del territorio dell’Alleanza”,  per ragioni di sicurezza globale, economica, energetica, e migratoria. Da alleanza  che impegna i paesi membri ad assistere anche con la forza armata il paese membro che sia attaccato nell’area nord-atlantica, la Nato viene trasformata in alleanza che prevede l’aggressione militare.


La nuova strategia è stata messa in atto con le guerre in Jugoslavia (1994-1995 e 1999), in Afghanistan (2001-2015), in Libia (2011) e le azioni di destabilizzazione in Ucraina, in alleanza con forze fasciste locali, ed in Siria. Il Nuovo concetto strategico viola i principi della Carta delle Nazioni unite. Uscendo dalla Nato, l’Italia si sgancerebbe da questa strategia di guerra permanente, che viola  la nostra Costituzione,  in particolare    l’articolo 11, e danneggia i nostri reali interessi nazionali.  L’appartenenza alla Nato priva la Repubblica italiana della capacità di effettuare scelte autonome di politica estera e militare, decise democraticamente dal Parlamento sulla base dei principi costituzionali.  La più alta carica militare della Nato, quella di Comandante supremo alleato in Europa, spetta sempre a un generale statunitense nominato dal presidente degli Stati uniti. E anche gli altri comandi chiave della Nato sono affidati ad alti ufficiali statunitensi. La Nato è perciò, di fatto, sotto il comando degli Stati uniti che la usano per i loro fini militari, politici ed economici.  L’appartenenza alla Nato rafforza quindi la sudditanza dell’Italia agli Stati Uniti, esemplificata dalla rete di basi militari Usa/Nato sul nostro territorio che ha trasformato il nostro paese in una sorta di portaerei statunitense nel Mediterraneo.  Particolarmente grave è il fatto che, in alcune di queste basi, vi sono bombe nucleari statunitensi e che anche piloti italiani vengono addestrati al loro uso. L’Italia viola in tal modo il Trattato di non-proliferazione nucleare, che ha sottoscritto e ratificato. L’Italia, uscendo dalla Nato e diventando neutrale, riacquisterebbe una parte sostanziale della propria sovranità: sarebbe così in grado di svolgere la funzione di ponte di pace sia verso Sud che verso Est.
Sostieni la campagna per l'uscita dell'Italia dalla Nato per un’Italia neutrale.


LA PACE HA BISOGNO ANCHE DI TE
Primi firmatari
Dinucci Manlio, giornalista
Imposimato Ferdinando, magistrato
Zanotelli Alex, religioso
Minà Gianni, giornalista
Vauro, disegnatore
Chiesa Giulietto, giornalista
Fo Jacopo, scrittore
Vattimo Gianni, filosofo
Pallante Maurizio, saggista
Mazzeo Antonio, giornalista
Canfora Luciano, filologo
Gesualdi Francesco, saggista
Giannuli Aldo, docente universitario
Grimaldi Fulvio, giornalista
Celestini Ascanio, attore
Cacciari Paolo, esponente politico
Cardini Franco, storico
Cremaschi Giorgio, sindacalista
Losurdo Domenico, filosofo
Mazzucco Massimo, giornalista e regista
Riondino David, musicista
Zucchetti Massimo, docente universitario
Albanesi Mario, giornalista
Alciator Chiesa Agostino, diplomatico
Alleva Piergiovanni, giuslavorista
Amoretti Scarcia Bianca Maria,docente universitaria
Francesco Zanchini, docente universitario
Dante Cattaneo, Sindaco di Ceriano Laghetto   
Apicella Vincenzo, disegnatore
Barbarossa Romano, operaio Acciaierie Terni
Becchi Paolo, docente universitario
Belardinelli Alessandro, operaio Whirpool-Indesit
Benigni Glauco, giornalista
Bongiovanni Giorgio, direttore Antimafia2000
Boylan Patrick, cittadino USA, docente universitario
Brandi Vincenzo, ingegnere
Bottene Cinzia, attivista
Braccioforte Martino, operaio Riva Acciaio Terni
Brotini Maurizio, sindacalista
Bulgarelli Mauro, senatore
Cabras Pino, direttore Megachip
Cacciarru Alberto, operaio Alcoa Sulcis
Calderoni Maria Rosa, giornalista
Cao Mariella, attivista
Capuano Enrico, musicista
Castellani Mirko, operaio La Folgore Prato
Castrale Francesco, operaio Akerlund and Rausing
Catone Andrea, direttore rivista “MarxVentuno”
Cernigoi Claudia, storica
Cicalese Pasquale, economista
Cipolla Nicola, senatore
Cocco Giovanni, docente universitario
Correggia Marinella, ecopacifista Rete No War
Crippa Aurelio, senatore
Cristaldi Mauro, scienziato
D’Alessio Ciro, operaio Pomigliano d’Arco
D’Andrea Filomena, cantautrice
De Iulio Pier Francesco, direttore Megachip
De Lorenzo Francesco, ingegnere
De Santis Paolo, docente universitario
De Pin Paola, senatrice
D’Eliso Filippo, compositore
D’Orsi Angelo, docente universitario
Donati Mirko, operaio Teleco S.p.A.
Fisicaro Anita, attivista Rete No War,
Franzoni Dom, teologo
Galli Giorgio, politologo
Gemma Mauro, direttore sito web “MarxVentuno”
Germano Roberto, scienziato
Giacomini Ruggero, storico
Giannini Fosco, senatore
Ginatempo Nella, attivista Rete No War
Girasole Mario, operaio Fiat Mirafiori
Girasole Tommaso, operaio Samar
Guidetti Serra Gabriella, attivista Casa Internazionale Delle Donne
Kersevan Alessandra, storica
La Grassa Gianfranco, giornalista
Macchietti Loredana, editore rivista 'Latinoamerica e tutti i sud del mondo'
Manisco Lucio, giornalista
Manca Luigi, operaio Carbosulcis
Manduca Paola, docente universitaria
Marino Luigi, direttore rivista “MarxVentuno”
Matiussi Dario, storico
Morese Giuseppe, operaio Thyssenkrupp Torino
Pagliani Piero, pensionato
Palermi Manuela, giornalista
Palombo Marco, attivista Rete No War
Pellegrini Ferri Miriam, giornalista
Pepe Bartolomeo, senatore
Pesce Delfino Vittorio, antropologo
Pesce Ulderico, attore e regista
Pullini Pierpaolo, operaio Fincantieri Ancona
Salzano Edoardo, urbanista
Severini Maurizio, musicista
Slaviero Paolo, insegnante
Spetic Stoyan, senatore
Spinelli Vladimiro, operaio Vibac
Steri Bruno, Ass. Ricostruire il PC
Viale Guido, scrittore
Vindice Lecis giornalista
Vlajic Gilberto, segretario Ass. Non Bombe ma solo Caramelle
Vitiello Giuseppe, scienziato


EVENTI
MILANO.  PALAZZO REALE
Dentro Caravaggio  

La locandina della mostra

MILANO. ABBAZIA DI CHIARAVALLE

La locandina della mostra

Mostra di dipinti “Dedicati a Chiaravalle”
di PIERA GOLDSTEIN BOLOCAN
In collaborazione con NBC NOVATE ONLUS
Associazione volontari di Protezione Civile
per la Tutela e la Salvaguardia dei Beni Culturali
Alla Sala della Torre dell’ABBAZIA DI CHIARAVALLE
sabato 7 e domenica 8 ottobre 2017
orari: la mostra è aperta sabato 7 ottobre
dalle ore 14 alle 19 e domenica 8 ottobre dalle ore 10 alle 19
INGRESSO LIBERO
Inaugurazione sabato 7 ottobre dalle ore 17

Finalmente, nella splendida cornice della Sala della Torre all'Abbazia di Chiaravalle, i dipinti di Piera Goldstein Bolocan “Dedicati a Chiaravalle”.
Già nella mostra del 2016 “L'anima di Milano “ la Torre Nolare (Ciribiciaccola) dell'Abbazia di Chiaravalle, le cascine, i campi, le corti erano intatti, vivi ed esprimevano la realtà del Sud di Milano.
Realtà che, grazie alla nascita del Parco Sud e del Parco Agricolo della Vettabbia, è ora viva, mentre la natura affascinante di questi luoghi riceve finalmente le cure di cui aveva grande necessità.
Grazie all'incessante lavoro di “Rete Valle dei Monaci”, impegnata a ricucire un territorio strategico di Milano, questi luoghi, solo apparentemente disgregati, (dal centro città fino al suo Sud...Chiaravalle, Mirasole, Viboldone e Melegnano) sono ora trasformati in una nuova opportunità culturale, spirituale, turistica ed economica, per la Città Metropolitana. La pittrice interpreta la realtà di questi ambienti in modo personale cogliendone, attraverso infiniti passaggi di colore, l'atmosfera ricca di suggestioni, con una tecnica mista in cui pittura e segni grafici si fondono per esprimere i caldi colori della nostra terra.
Per informazioni vi rimandiamo al sito www.valledeimonaci.org.
Chiara Pasetti segnala ai lettori di Odissea
GOYA/ FOLLIA E RAGIONE ALL’ALBA DELLA MODERNITÀ
MUSEO CIVICO DELLE CAPPUCCINE / BAGNACAVALLO
VIA VITTORIO VENETO 1/A BAGNACAVALLO (RAVENNA)
Dal 16 settembre al 19 novembre 2017

Goya. "Follia della stupidità"

Tra tutti i grandi artisti europei, Francisco Goya è l’unico il cui genio si rivela pienamente nelle sue incisioni. Non sarebbe stato possibile per Goya raggiungere le vette della notorietà mondiale se non ci avesse lasciato i suoi capolavori grafici, ovvero i suoi grandi cicli incisori: i Caprichos, Los Desastres de la Guerra, Los Disparates e la Tauromaquia.
La mostra allestita al Museo Civico delle Cappuccine riunisce tutti e quattro questi grandi cicli, configurandosi così come un evento espositivo di particolare interesse, dove i visitatori avranno l’eccezionale occasione di ammirare questi capolavori assoluti della grafica artistica, in un percorso espositivo ricco di oltre 200 opere. Il Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo prosegue quest’anno il suo impegno rivolto alla divulgazione della grafica d’arte dedicando la mostra principale del 2017 ad uno dei più straordinari innovatori del linguaggio artistico moderno. Si ripropone così anche quest’anno l’idea di riservare ad un grande nome dell’arte internazionale la mostra d’autunno, forti del grande successo ottenuto dalla mostra “Il villaggio di Chagall”, che nell’autunno 2016 ha avuto un seguito senza precedenti per il museo bagnacavallese. La mostra, ospitata nel Museo Civico delle Cappuccine, rappresenta dunque l’evento centrale della Festa di San Michele 2017, che tradizionalmente richiama a Bagnacavallo diverse migliaia di visitatori nelle ultime giornate di settembre.
La locandina della mostra

La mostra è curata da Diego Galizzi, direttore del Museo Civico di Bagnacavallo, e da Patrizia Foglia, storica dell’arte specializzata in storia dell’incisione contemporanea.
Orari: martedì e mercoledì: 15-18; giovedì: 10-12 e 15-18; venerdì, sabato e domenica: 10-12 e 15-19. Chiusa il lunedì e post-festivi.
Aperture serali speciali (fino alle 23.30) dal 28 settembre all’1 ottobre.
Ingresso gratuito.
Per info: TEL: 0545/280911, WWW.MUSEOCIVICOBAGNACAVALLO.IT
EVENTI
VARESE. COLLEGIO CATTANEO
HUSSERL A MILANO
Convegno. 26-27 Ottobre 2017


La locandina del Convegno

mercoledì 20 settembre 2017

POLITICHE PER LA MOBILITÀ
di Anna Moretti*

Anna Moretti

La mobilità è un fenomeno generato dal territorio, dal complesso distribuirsi ed intrecciarsi delle risorse, delle attività, delle occasioni e dei comportamenti su di esso, e la sua regolazione riguarda dunque la necessità di intervenire su molteplici componenti  della vita urbana: i canali su cui la mobilità scorre, e cioè le infrastrutture di trasporto, i luoghi e le attività  che attraggono e che generano la mobilità,  gli aspetti comportamentali (ragioni, tempi, modi, usi) che la configurano.
Da una parte la mobilità è una energia positiva, e in questo senso ne va sostenuta e favorita la crescita e la diversificazione, dall’altra la congestione della mobilità, cioè il traffico, ne rappresenta una esternalità negativa, portando con sé la percezione di allontanamento delle destinazioni dalle origini, di difficoltà nell’uso delle reti, di deformazione degli spazi pubblici, di inquinamento ambientale , con ricadute sui tempi di vita, sulla sicurezza, sulla qualità di vita e sulla salute di tutti i cittadini.
Governare la mobilità significa dunque anche governare tempi di spostamento, sicurezza, qualità, salute. Il governo della mobilità comporta la necessità di regolare:
-l’offerta (le infrastrutture di trasporto in senso lato, soprattutto dal punto di vista di una loro “riqualificazione”),
-la domanda (il comportamento degli utenti),
-l’assetto del territorio, cioè dei contesti insediati e dell’ambiente, 
-le tecnologie che intervengono nella produzione e nel controllo della mobilità.
Per questo servono:
-piani generali, verso  usi compatti e integrati del suolo, coerenze tra localizzazioni e accessibilità, mixité funzionali; 
- piani settoriali, per incentivare l’intermodalità, controllare l’uso dell’auto e favorire l’uso dei mezzi pubblici e collettivi, garantire la sicurezza ( ad esempio Piani Urbani del Traffico e Piani della sicurezza stradale);
-azioni  normative e fiscali, che agiscano sulle entrate di auto nelle città, sulla sosta, sugli orari;
-progetti, che in aree urbane  possano migliorare la condivisione tra spostamenti che usano modalità diverse (automobilisti, ciclisti e pedoni, utenze deboli), ad esempio attraverso   la riqualificazione  di alcune  strade e  il ridisegno degli spazi pubblici.
All’interno di questi strumenti, sostenuti e definiti da leggi e normative specifiche, è possibile individuare alcune tipologie di politiche: politiche orientate all’offerta di mobilità, cioè finalizzate all’incremento della capacità dei sistemi di trasporto in termini di archi e di nodi: nuova viabilità, potenziamento del trasporto pubblico, anche in termini di servizio, intermodalità, gestione della circolazione e dei parcheggi, dispositivi per la riduzione della velocità in ambito urbano, traffic calming, sviluppo di percorsi pedonali e ciclabili;
politiche orientate alla domanda, cioè misure finalizzate al cambiamento del comportamento degli utenti: misure finanziarie, tassazioni, incentivi ad una mobilità sostenibile, restrizioni all’uso dell’auto, mobility management, desincronizzazione degli orari, campagne di informazione, di sensibilizzazione  e di educazione stradale;
politiche di pianificazione territoriale ed ambientale, in termini di strategie, anche di lungo termine,  di accompagnamento ad azioni più mirate:  indirizzi verso una città  compatta e policentrica, misure legate all’uso del suolo in termini di redistribuzione delle attività, controllo delle destinazioni d’uso, incentivi alla localizzazione nei nodi e disincentivi alla localizzazione di funzioni congestionanti in aree centrali, pianificazione  delle aree ambientali;
politiche e strategie tecnologiche per la protezione dell’ambiente: motori a basso consumo, vetture elettriche, controllo elettronico della velocità, informazioni sul traffico, vigile elettronico per gli  accessi a zone protette, controllo del rumore e delle emissioni, telelavoro, teleshopping, nuovi materiali insonorizzanti, nuovi sistemi logistici.
[*Docente Politecnico di Milano] 

   
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