UNA NUOVA ODISSEA...

DA JOHANN GUTENBERG A BILL GATES

Cari lettori, cari collaboratori e collaboratrici, “Odissea” cartaceo ha compiuto 10 anni. Dieci anni di libertà rivendicati con orgoglio, senza chiedere un centesimo di finanziamento, senza essere debitori a padroni e padrini, orgogliosamente poveri, ma dignitosi, apertamente schierati contro poteri di ogni sorta. Grazie a tutti voi per la fedeltà, per la stima, per l’aiuto, per l’incoraggiamento che ci avete dato: siete stati preziosi in tutti questi dieci anni di vita di “Odissea”. Insieme abbiamo condiviso idee, impegni, battaglie culturali e civili, lutti e sentimenti. Sono nate anche delle belle amicizie che certamente non saranno vanificate. Non sono molti i giornali che possono vantare una quantità di firme prestigiose come quelle apparse su queste pagine. Non sono molti i giornali che possono dire di avere avuto una indipendenza di pensiero e una radicalità di critica (senza piaggeria verso chicchessia) come “Odissea”, e ancora meno quelli che possono dire di avere affrontato argomenti insoliti e spiazzanti come quel piccolo, colto, e prezioso organo. Le idee e gli argomenti proposti da "Odissea", sono stati discussi, dibattuti, analizzati, e quando occorreva, a giusta ragione “rubati”, [era questa, del resto, la funzione che ci eravamo assunti: far circolare idee, funzionare da laboratorio produttivo di intelligenza] in molti ambiti, sia culturali che politici. Quelle idee hanno concretamente e positivamente influito nella realtà italiana, e per molto tempo ancora, lo faranno; e anche quando venivano avversate, se ne riconosceva la qualità e l’importanza. Mai su quelle pagine è stato proposto qualcosa di banale. Ma non siamo qui per tessere le lodi del giornale, siamo qui per dirvi che comincia una una avventura, una nuova Odissea...: il gruppo redazionale e i responsabili delle varie rubriche, si sono riuniti e hanno deciso una svolta rivoluzionaria e in linea con i tempi ipertecnologici che viviamo: trasformare il giornale cartaceo in uno strumento più innovativo facendo evolvere “Odissea” in un vero e proprio blog internazionale, che usando il Web, la Rete, si apra alla collaborazione più ampia possibile, senza limiti di spazio, senza obblighi di tempo e mettendosi in rapporto con le questioni e i lettori in tempo reale. Una sfida nuova, baldanzosa, ma piena di opportunità: da Johann Gutenberg a Bill Gates, come abbiamo scritto nel titolo di questa lettera. In questo modo “Odissea” potrà continuare a svolgere in modo ancora più vasto ed efficace, il suo ruolo di laboratorio, di coscienza critica di questo nostro violato e meraviglioso Paese, e a difenderne, come ha fatto in questi 10 anni, le ragioni collettive.
Sono sicuro ci seguirete fedelmente anche su questo Blog, come avete fatto per il giornale cartaceo, che interagirete con noi, che vi impegnerete in prima persona per le battaglie civili e culturali che ci attendono. A voi va tutto il mio affetto e il mio grazie e l'invito a seguirci, a collaborare, a scriverci, a segnalare storture, ingiustizie, a mandarci i vostri materiali creativi. Il mio grazie e la mia riconoscenza anche ai numerosi estimatori che da ogni parte d’Italia ci hanno testimoniato la loro vicinanza e la loro stima con lettere, messaggi, telefonate.

Angelo Gaccione
LIBER

L'illustrazione di Adamo Calabrese

L'illustrazione di Adamo Calabrese

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA

FOTOGALLERY DECENNALE DI ODISSEA
(foto di Fabiano Braccini)

Buon compleanno Odissea

Buon compleanno Odissea
1° anniversario di "Odissea" in Rete (Illustrazione di Vittorio Sedini)


"Fiorenza Casanova" per "Odissea" (Ottobre 2014)

domenica 22 aprile 2018

DI CHI È IL DEBITO?
di Luigi Caroli


Questa riflessione di Luigi Caroli che proponiamo ai nostri lettori,
non è solo umoristica e spiritosa, tutt’altro.  

Ai piani più alti dell’economia statunitense l’abitudine di occultare una parte del proprio patrimonio dietro il paravento di società offshore non è più un’eccezione, ma la norma” ha scritto il premio Nobel Paul Krugman nella sua rubrica del New York Times. Nicholas Shaxson nel volume Le Isole de Tesoro edito in Italia da Feltrinelli nel 2012 ha fatto questa affermazione: “L’offshore non è soltanto un luogo, un’idea, un modo di fare le cose o un’arma della finanza, è anche un “processo”: una corsa al ribasso in cui le leggi, i regolamenti, gli annessi e i connessi della democrazia vengono progressivamente degradati”.
L’8% della Ricchezza Mondiale Totale – 6000 miliardi di euro – sono imboscati nei paradisi fiscali. I tre quarti (4500 miliardi) non sono soggetti a tassazione.
Leona Helmsley, moglie del re degli immobiliaristi statunitensi, ha dichiarato: “Le tasse sono per i poveri”.
Ma negli USA, se ti beccano, c’è poco da piagnucolare: l’hanno rinchiusa in prigione per evasione fiscale e deve pagare l’affitto per la cella che la ospita. Nicholas, il nostro esperto di paradisi fiscali, ha scritto: “Il sistema offshore è un progetto delle élite ricche e potenti che vogliono godere dei benefici offerti dalla società senza pagarne il costo” e ha concluso: ”È il mezzo più potente che sia mai esistito per trasferire ricchezze dai poveri ai ricchi”.     
È grazie anche a questo sistema che l’1% (il più ricco) possiede quanto il 99% del resto del mondo. 130 mila ricconi sono in grado di investire almeno 30 milioni di dollari singolarmente e le Grandi Aziende Multinazionali sono “I Crociati del liberalismo” che scelgono di pagare le tasse nel Paese dove le aliquote sono più basse. Organizzazione Mondiale del Commercio, Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale sono I Tre Cavalieri della Fame. A fronte di ciò, come se la cavano gli Stati? Rimane loro qualche risparmio da gestire dopo aver tassato i “non ricchi”? Hanno debiti colossali!
A fine 2017: Italia 2400, Giappone 10.600, Usa 18.000 miliardi di dollari.
Il totale del debito pubblico e di quello privato mondiale ammontava a 164.000 miliardi di dollari. Mediamente quindi un abitante della Terra (tra debito pubblico e debito privato) ha un debito di 23 mila dollari. 70.000 Paperoni (i super ricchi) possiedono quanto i restanti abitanti del globo. Poiché 5 miliardi di loro hanno solo gli occhi per piangere, il debito è tuo e di altri 1.999.929.999. La numerosa compagnia dovrebbe consentirti di dormire tranquillo con un debito di 85 mila dollari.
Se, per colpa mia, non dovessi riuscirci e la tua compagna ti chiedesse il perché, potresti rispondere: ”Sai cara che abbiamo un debito di 170 mila dollari?”.
E se lei proseguisse: ”Non ti viene in mente qualcosa per aspettare che suoni la sveglia?”.
Ti consiglio di rispondere :”Vorrei scoprire cosa voleva dire il Caroli la settimana scorsa”.
“Buonanotte!”.



sabato 21 aprile 2018


ALLI BENIGNI LETTORI
Segnaliamo nella rubrica “Litterae”
la nota di Gaccione all’interessante
epistolario Pazzi-Sereni
Come nasce un poeta
Epistolario 1965-1982
A cura di Federico Migliorati
Edizioni Minerva

La copertina del libro



Milano. SPAZIO CULTURALE
“PAUSAMI”
Via Villoresi n. 11
Sabato 21 Aprile 2018 ore 17
Angelo Gaccione leggerà fiabe del suo libro
L’orologio di mastro Hanus
Ingresso libero

La locandina dell'incontro
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Gaza: ma la marcia non si ferma
di Patrizia Cecconi



Su Gaza City i droni ronzano in continuazione e volano bassi fin dall’alba. Notizie telefoniche c’informano che volano bassi  in tutta la Striscia. Non è un buon segno. Oggi è il quarto venerdì della grande marcia del ritorno e i palestinesi hanno promesso molte sorprese per questa quarta giornata, forse i droni sono particolarmente attivi per questo. In realtà le sorprese degli organizzatori della marcia  attingono tutte alla creatività tipica della sfera della nonviolenza. Ma mentre scriviamo Israele ha già fatto il primo martire. Un colpo di precisione ha fatto saltare parte della scatola cranica a un giovane manifestante. Un colpo da killer professionista. Così Ahmed Nabil Akel, un ragazzo di 24 anni, ha smesso di vivere intorno alle 12,30, ora locale, e da giovane scanzonato e sempre pronto al sorriso, come ci viene descritto, si è trasformato nel primo martire del 4° giorno. Dire il primo martire, lo ricordiamo, è diverso dal dire la prima vittima, perché un uomo assassinato è una vittima, ma se questo viene assassinato mentre manifesta per i diritti della sua collettività diventa un martire. Questo ci ricordano sempre i palestinesi e vogliamo riportare il loro pensiero perché spiega bene quel che in occidente sembra difficile capire. Mentre scriviamo la marcia continua, anche se il giovane Ahmed è stato assassinato e parecchi altri manifestanti sono stati feriti, e intanto, minuto per minuto scopriamo le sorprese preparate dagli organizzatori. Sono sorprese che ricordano quel vecchio sogno che tanti anni fa faceva scrivere sui muri delle università italiane. “l’immaginazione al potere”. Sarebbe stato bello, ma non andò così. E anche qui, mentre vediamo aquiloni colorati, o una pseudo mongolfiera piena di messaggi d’amore che cerca di scavalcare i confini per portare quei  messaggi a un detenuto chiuso in galera da una ventina d’anni, o un divertito e divertente servizio di “contro lancio gaz” o i volantini palestinesi che ricalcano ironicamente quelli israeliani invitando i soldati a tornare a casa e a non credere ai loro governanti ed altre trovate simili che ricordano la creatività del movimento italiano del “77, i proiettili e tear gas fanno il loro lavoro ma non fermano le migliaia di persone che con carretti e automobili, moto e furgoncini, vanno a unirsi al “popolo delle tende” che staziona fisso lungo il confine e che ha attrezzato le cinque aree delle manifestazioni con servizi di piccolo ristoro, librerie e luoghi per conferenze e spettacoli che andranno avanti fino al 15 maggio, giorno della Naqba,  in cui la grande marcia si concluderà. Intanto i droni si moltiplicano e seguitano a volare bassi e i proiettili lungo la zona della marcia seguitano a  cadere come risposta a una manifestazione pacifica cui partecipano migliaia  di famiglie. Quanti feriti ci saranno oggi? colpiti opportunamente dai proiettili per restare invalidi, o intossicati dai gas micidiali che Israele può usare liberamente? Il bilancio lo farà stasera il Ministero della Salute. Noi sappiamo che le istituzioni internazionali hanno una grande responsabilità, quella di non costringere Israele a rispettare il Diritto internazionale e il Diritto umanitario, unica possibilità per arrivare alla fine dei massacri e fermare l’incremento dell’odio che assedio e occupazione portano con sé. A tal proposito è di ieri  la notizia che il Parlamento europeo ha votato una risoluzione che risulta  incredibile  fino all’assurdo per chi conosce la situazione dall’interno. Di fatto il Parlamento Europeo ha  condannato non Israele, bensì  i palestinesi che marciano per chiedere il rispetto dei loro diritti. Lo ha fatto attribuendo al partito al potere nella Striscia di Gaza, cioè Hamas, la colpa di essere l’ispiratore della manifestazione, senza dimenticare, ovviamente, di attribuirgli l’epiteto di terrorista secondo i canoni fedeli alla narrativa israeliana, quella che si serve del potere evocativo di alcune parole dopo avergli costruito intorno un ricco corollario. Vedasi, ad esempio, “sicurezza per Israele”, locuzione capace di giustificare ogni crimine israeliano, o Hamas, nome di un’organizzazione politica cui è subliminalmente connesso l’aggettivo di terrorista anche quando lo si ritiene ispiratore e organizzatore di una grande iniziativa basata sulla nonviolenza. Ma il Parlamento europeo, nel gioco cerchiobottista che confonde ulteriormente la realtà, dopo aver condannato Hamas e con esso i  i palestinesi rei di chiedere il rispetto del Diritto internazionale, ha anche dato  uno schiaffetto sulle mani a Israele perché alla richiesta palestinese di rispettare le Risoluzioni Onu ha risposto in modo un po’ troppo duro, causando in sole tre manifestazioni, 32 martiri e quasi 3000 feriti. Se Israele si fosse contenuto nel numero di uccisi e feriti, cosa che forse ora farà, non ci sarebbe stato motivo di rimprovero! Non è gratificante né tanto meno rassicurante vedere che uno degli organi fondamentali  del Diritto internazionale si flette in tal modo annichilendo l’essenza stessa del Diritto. Ma i palestinesi di Gaza non si sconvolgono per questo, e qui sta il significato forte di questa grande marcia. Loro ormai hanno deciso, e lo ripetono spesso, che non hanno più niente da perdere, che è meglio morire in piedi che vivere in ginocchio. Che chi muore in questa impresa passa il testimone a chi resta, ed è questo Israele non riesce a capire e crede ancora di spezzare la resistenza seguitando a violare il diritto universale.
Israele non ha capito che i martiri sono “testimoni” e non tolgono forza alla resistenza ma ne aggiungono. Tanto il governo che il parlamento israeliani  pare non abbiano capito che nonostante l’enorme e continuo uso della forza per tacitare il Diritto, questo Stato e i suoi rappresentanti  potranno solo restare impuniti per i crimini commessi, ma dovranno vivere nell’incubo di un’ipotetica vendetta. In ogni casa palestinese c’è la foto di un martire. Un martire per cui non c’è stata giustizia. Questa è la condanna a cui Israele non può sottrarsi e che prima o poi si troverà a dover affrontare.


4 maggio 2018:
Giornata pro - Forze Armate nelle scuole del Veneto
di Antonio Mazzeo



Le scuole devono educare alla pace, non alle armi.

Si intensifica la campagna di “occupazione militare” delle scuole italiane. Il prossimo 4 maggio, 157° anniversario della nascita dell’Esercito italiano, in tutti gli istituti scolastici della regione Veneto si terrà una “giornata di riflessione e sensibilizzazione sul ruolo delle forze armate nel nostro Paese”. Lo ha annunciato l’assessora regionale alla scuola e alla formazione Elena Donazzan, a conclusione di un incontro a Padova con il gen. Paolo Serra, a capo del Comando Forze Operative Nord (COMFOPNORD) dell’Esercito.
“Tra le tante iniziative che la Regione Veneto condivide con l’Esercito italiano ci sono quest’anno le celebrazioni nelle scuole per il centenario della conclusione della prima guerra mondiale”, ha dichiarato Donazzan. “Con il Comando Forze Operative Nord abbiamo condiviso la comune intenzione di coinvolgere sempre più le scuole promuovendo la presenza di rappresentanti dell’Esercito in occasioni e incontri formativi, come testimoni di una funzione pubblica indispensabile per la sicurezza e la protezione dei cittadini”. In conclusione, l’assessora alla scuola in divisa - con un passato nel Fronte della Gioventù e nel Msi-Dn e l’orgoglio di appartenere ad una “famiglia di tradizione e vita professionale militare” – ha dichiarato che s’impegnerà nei prossimi mesi per “promuovere in tutte le istituzioni educative la conoscenza del Comando interforze del Nord Italia, una realtà complessa, innovativa e di grande eccellenza nel panorama delle forze armate italiane ed estere”.
Costituito il 1° ottobre 2013 nella Caserma “Piave” di Padova, il Comando Forze di Difesa Interregionale Nord svolge le funzioni di controllo delle operazioni militari terrestri su tutto il territorio dell’Italia centro-settentrionale, impiegando i relativi reparti anche in concorso alle forze di polizia (vedi Operazione “Strade Sicure”) nel pattugliamento delle città, nella vigilanza esterna ai centri di accoglienza per migranti o a siti “particolarmente sensibili tra i quali spicca, per l’importanza strategico-nazionale che esso riveste, il cantiere della TAV in Val Susa”.
Paradossalmente la giornata di “riflessione e sensibilizzazione” pro – forze armate sarà arbitrariamente imposta a tutti gli studenti veneti il prossimo 4 maggio proprio in una delle regioni più investite dai processi di militarizzazione del territorio. In Veneto sorgono infatti due dei maggiori complessi da guerra dell’esercito USA in Italia, la base di Camp Ederle e l’ex aeroscalo “Dal Molin” di Vicenza; sempre a Vicenza, presso la Caserma “Chinotto” sono stati insediati il “Centro di formazione” Coespu, cogestito dall’Arma dei Carabinieri e da US Army Africa; il Comando di Eurogendfor, la forza di Gendarmeria “europea” e il NATO Stability Policing Center of Exellence di recente costituzione. Altra base statunitense è quella di Longare (Vicenza), a cui si aggiunge un’altra struttura di “formazione” creata in ambito NATO, il Multinational CIMIC Group di Motta di Livenza (Treviso). Le forze aeree italiane, statunitensi e NATO possono contare operativamente sugli scali aeroportuali di Villafranca-Verona e Treviso, mentre periodicamente si svolgono esercitazioni militari presso gli scali di Asiago e Belluno. Buona parte delle alpi del bellunese sono utilizzate come poligoni per le attività addestrative delle forze armate italiane e dei reparti USA di stanza a Vicenza e ad Aviano, mentre la città di Venezia è sede di importanti comandi operativi delle forze navali italiane e di uno dei reparti d’élite della Marina, il Reggimento Lagunari “Serenissima”, fanti-marines in salsa tricolore.



BOLOGNA PER LA LIBERAZIONE

Sabato 21 Aprile 2018 ore 15,00
Centro Sportivo Pizzoli
Via Zanardi n. 228

Il manifesto dell'iniziativa


Domenica 22 Aprile 2018
dalle ore 10 alle 20
in Piazza dei Colori

La locandina dell'iniziativa


Sesto San Giovanni - Milano
Sabato 28 Aprile 2018 ore 16,00
CORTEO
PER RICORDARE LE VITTIME DELL’AMIANTO

La locandina dell'iniziativa
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giovedì 19 aprile 2018


CONFERENZA STAMPA
ROMA. 19 aprile 2017
Presso sala Nassyria Senato della Repubblica - Palazzo Madama    
dalle ore 13 alle ore 14.00




ALLA VIGILIA DELL'EARTH DAY (22 aprile 2018): BANDIRE GLI ORDIGNI NUCLEARI IN QUANTO ARMI DI DISTRUZIONE CLIMATICA
Un ruolo attivo dell'Italia in senso disarmista dopo il voto dell'ONU che  ha adottato il Trattato per la proibizione giuridica delle armi nucleari: per la ratifica italiana del Trattato e per una integrazione dell'istanza antinucleare con il percorso dell'accordo di  Parigi sulla salvaguardia del clima globale. L’invito ai parlamentari della XVIII legislatura, aderenti all’ICAN Parliamentary Pledge, a ripresentare mozioni che impegnino i governi in tal senso. Su iniziativa della Senatrice Loredana De Petris (Presidente Gruppo Misto ) in collaborazione con WIPLF Italia e DISARMISTI ESIGENTI (Campagna osm-dpn, Energia Felice,  PeaceLink, Armes Nucléaires STOP, Accademia Kronos e altri), si svolgerà il 19 aprile 2016, vigilia dell’Earth day (22 aprile 2018),  la conferenza stampa per riproporre l’impegno a ripresentare nella XVIII legislatura mozioni ed atti parlamentari sul “diritto” al disarmo nucleare.
Modera  Antonia Sani Baraldi – presidente WILPF Italia, membro ICAN Italia, premio Nobel per la pace 2017. Introduce la problematica : Alfonso Navarra – portavoce dei Disarmisti Esigenti. Interverranno rappresentanti delle associazioni promotrici dei “Disarmisti esigenti”, ed esponenti delle associazioni  della Coalizione per il Clima, sostenitrici della campagna per il bando giuridico internazionale delle armi nucleari, organizzata internazionalmente nella Rete ICAN (www.icanw.org), premio Nobel per la pace 2017; nonché parlamentari che hanno presentato atti istituzionali in tal senso.
Info: Alfonso Navarra cell. 3400736871 alfiononuke@gmail.com; 
Antonia Baraldi Sani cell. 349-7865685  antonia.sani@alice.it
Si vada su: www.disarmistiesigenti.org

                                                                ***




PROPOSTA PER DISARMO NUCLEARE


Premesso che: la sussistenza delle armi nucleari su questo pianeta rappresenta una minaccia per la sopravvivenza della stessa umanità: liberarsi di tale minaccia rappresenta dunque, per i popoli della terra, un diritto istitutivo e costitutivo della stessa vita sociale l’esistenza di un soggetto giuridico “Umanità” più importante della sovranità dei singoli Stati è riconosciuta da documenti internazionali che integrano la “Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo”, come la Carta della Terra, fatta propria dall’UNESCO; e come la “Dichiarazione dei diritti e doveri dell’Umanità”, ad essa collegata, che verrà presentata all’approvazione dell’Assemblea Generale dell’ONU; e va ricordato che la stessa Costituzione italiana nell’art. 11 in cui “ripudia la guerra” riconosce limitazioni alla sovranità purché siano “necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni” secondo il parere della Corte internazionale di giustizia de L'Aja dell'8 luglio 1996, in applicazione del diritto internazionale ius in bello, sono illegittimi la minaccia o l'uso delle armi nucleari. Pur non volendo la Corte esprimersi in merito al caso estremo di legittima autodifesa, viene inoltre chiarito come gli Stati debbano, comunque, rispettare il diritto umanitario internazionale;
la “deterrenza”, cioè la preparazione della guerra nucleare per dissuadere un attacco nucleare altrui, è da considerarsi un assurdo logico, fattuale e morale, come denunciato tra gli altri da Papa Francesco; e la consapevolezza del rischio mortale universale da essa rappresentata è sempre più argomentata e dimostrata dalla comunità scientifica. La guerra nucleare può essere scatenata persino per caso, per incidente o per errore di calcolo e le conseguenze di un conflitto atomico pur limitato e localizzato potrebbero essere lo stesso cataclismatiche, come evidenziato dagli scenari disastrosi dell’inverno nucleare l'articolo VI del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, ratificato con legge della Repubblica n. 131 del 1975 (Gazzetta ufficiale n. 113 del 30 aprile 1975) impegna ciascuna parte a perseguire in buona fede negoziati per definire, nel più breve tempo possibile, misure effettive che conducano alla cessazione della corsa agli armamenti nucleari e al disarmo nucleare, nonché ad un trattato sul disarmo generale e totale sotto il severo ed effettivo controllo internazionale; la coscienza ormai acquisita dell’inaccettabile rischio atomico derivante dalla preparazione difensiva della guerra nucleare portata avanti dagli Stati nucleari (e dai loro alleati) ha portato, da parte della maggioranza degli Stati non dotati di armi nucleari, al Trattato di proibizione delle armi nucleari, adottato il 7 luglio 2017 da una Conferenza ONU, con la spinta determinante della società civile internazionale, organizzata dalla Rete ICAN (International campaign to abolish nuclear weapons), per questo merito insignita del Premio Nobel per la pace 2017, non si può distinguere in modo assoluto la minaccia nucleare dalla minaccia climatica, che il nostro Paese, in armonia con tutta la comunità mondiale (eccezion fatta per gli Stati Uniti sotto la presidenza Trump) ha individuato e deciso di contrastare ratificando l’accordo di Parigi sul clima globale, adottato il 12 dicembre 2015 e già entrato in vigore. Gli ordigni nucleari vanno considerati armi di distruzione climatica, cioè armi capaci di alterare in modo catastrofico l’ambiente naturale. Sono le armi proibite dalla Convenzione ENMOD (Convention on the Prohibition of Military or Any Other Hostile Use of Environmental Modification Techniques), entrata in vigore il 5 ottobre 1978. 
L'Italia ha firmato la Convenzione a Ginevra il 18 maggio 1977 e l'ha ratificata con la legge n. 962 del 29 novembre 1980 impegna il Governo:
1) a firmare e ratificare il Trattato per l’interdizione giuridica degli ordigni nucleari, adempiendo anche per questa nuova via agli obblighi del Trattato di non proliferazione interpretati con uno spirito conforme alla nostra Costituzione;
2) ad adoperarsi nelle COP (Conferenze delle Parti) che proseguono il percorso per la giustizia climatica di Parigi, la prossima si terrà in Polonia a Katowice, dal 3 al 4 dicembre 2018, affinché sia integrato e potenziato il quadro giuridico che riconosca l’Umanità in quanto tale quale soggetto di diritti preminenti rispetto all’autodifesa degli Stati. Questo a partire dal principio di sopravvivenza che può essere assicurato anche per la via di ricomprendere, nel Patto per salvare il Pianeta, quanto sostenuto, in interpretazione convergente ed armonizzata, dalla Dichiarazione dei Diritti universali dell’Umanità e dalla Carta della Terra,  sul diritto alla pace e sul diritto al disarmo nucleare;
3) ad avviare, nell'immediato, un percorso che porti alla totale rimozione, da parte degli Stati Uniti, delle armi nucleari presenti nelle basi e transitanti nei porti italiani, essendo necessario che il nostro Paese sia coerente e credibile nel supportare la volontà manifestamente maggioritaria degli Stati di pervenire ad un mondo libero dalla minaccia della guerra nucleare, che è anche minaccia di sconvolgimento ambientale e climatico.




martedì 17 aprile 2018


Milano. SPAZIO CULTURALE “PAUSAMI”
ARTE IN PIAZZA
Via Villoresi n. 11
Sabato 21 Aprile 2018 ore 17
Con: Livia Corona e Angelo Gaccione
Ingresso libero

La locandina dell'incontro



Falsi made in Usa e bugie made in Italy
di Manlio Dinucci


Per motivare la guerra del 2003, gli Usa accusarono l’Iraq di possedere armi di distruzione di massa: il segretario di stato Colin Powell presentò all’Onu una serie di «prove» risultate poi false, come ha dovuto ammettere lui stesso nel 2016.
«Prove» analoghe vengono oggi esibite per motivare  l’attacco alla Siria effettuato da Stati uniti, Gran Bretagna e Francia. Il generale Kenneth McKenzie,  Joint Staff Director del Pentagono, ha presentato il 14 aprile una relazione, corredata da foto satellitari, sul Centro di ricerca e sviluppo Barzah a Damasco, definendolo «il cuore del programma delle armi chimiche siriane». Il Centro, che costituiva il principale obiettivo, è stato attaccato con 76 missili da crociera (57 Tomahawk lanciati da navi e sottomarini e 19 Jassm da aerei). L’obiettivo è stato distrutto, ha annunciato il generale, «riportando indietro di anni il programma delle armi chimiche siriane».
Questa volta non c’è bisogno di aspettare tredici anni per avere conferma della falsità delle «prove». Un mese prima dell’attacco, il 13 marzo, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) aveva ufficialmente comunicato il risultato della seconda ispezione, effettuata al Centro Barzah nel novembre 2017, e dell’analisi dei campioni prelevati ultimata nel febbraio 2018: «La squadra di ispezione non ha osservato alcuna attività in contrasto con gli obblighi derivanti dalla Convenzione sulle armi chimiche». Non a caso il Centro Barzah è stato distrutto poco prima che arrivassero per la terza volta gli ispettori della Opcw. La Siria, Stato membro della Opcw, ha completato nel 2014 il disarmo chimico, mentre Israele, che non aderisce alla Convenzione sulle armi chimiche, non è sottoposto ad alcun controllo. Ma di questo non parla l’apparato politico-mediatico, che accusa invece la Siria di possedere e usare armi chimiche.
Il  premier Gentiloni ha dichiarato che l’Italia, pur appoggiando «l’azione circoscritta e mirata a colpire la fabbricazione di armi chimiche», non vi ha in alcun modo partecipato. In realtà, essa è stata precedentemente concordata e pianificata in sede Nato. Lo prova il fatto che, subito dopo l’attacco, è stato convocato il Consiglio Nord Atlantico, nel quale Stati uniti, Gran Bretagna e Francia hanno «aggiornato gli Alleati sull’azione militare congiunta in Siria» e gli Alleati hanno espresso ufficialmente «il loro pieno appoggio a tale azione». Gentiloni ha inoltre dichiarato che «il supporto logistico che forniamo soprattutto agli Usa non poteva in alcun modo tradursi nel fatto che dal territorio italiano partissero azioni direttamente mirate a colpire la Siria». In realtà, l’attacco alla Siria dal Mediterraneo è stato diretto dal Comando delle forze navali Usa in Europa, con quartier generale a Napoli-Capodichino, agli ordini dell’ammiraglio James Foggo che comanda allo stesso tempo la Forza congiunta Nato con quartier generale a Lago Patria (Napoli). L’operazione bellica è stata appoggiata dalla base aeronavale Usa di Sigonella e dalla stazione Usa di Niscemi del sistema Muos di trasmissioni navali. Come mostrano i tracciati radar, i droni spia Usa RQ-4 Global Hawk, decollando da Sigonella, hanno svolto un ruolo fondamentale nell’attacco alla Siria, appoggiato con aerei-cisterna per il rifornimento in volo dei caccia. L’Italia condivide dunque la responsabilità di un’azione bellica che viola le più elementari norme del diritto internazionale. Non si sa ancora quali saranno le sue conseguenze, è certo però che essa alimenta le fiamme della guerra. Anche se Gentiloni assicura che «non può essere l'inizio di una escalation».

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